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Come aiutare i nostri Micro Progetti
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CC POSTALE n° 3442
Per l'Italia
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UNICREDIT S. Mamolo
Coordinate Bancarie Nazionali
CIN: Y
ABI: 02008
CAB: 02452
CCB: 000010623957
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Coordinate Bancarie Internazionali
IT 88 Y 02008 02452 000010623957
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A partire da gennaio 2008 per i bonifici bancari, al posto delle tradizionali coordinate bancarie nazionali, diventerà obbligatorio utilizzare il Codice IBAN (Codice Internazionale).
Myanmar
Dal dicembre 2005 il nostro Centro Missionario francescano si è fatto carico di sostenere le spese inerenti i lavori di seguito riportati:
- la canalizzazione di un corso d’acqua (€ 5.500), che attualmente sta minando le fondamenta della casa e del muro di cinta,
- il risanamento dei manufatti danneggiati dalle infiltrazioni di acqua (€ 15.000)
- la costruzione della casa di accoglienza per i giovani che chiedono di sperimentare la vita francescana (€ 26.000).
- Costo totale preventivato delle opere € 46.500
Abbiamo inviato una prima offerta di € 24.750 e con il gennaio 2007 invieremo € 12.000 pertanto rimangono ancora € 9.750.
Riporto la lettera di ringraziamento di P. Brocanelli, il responsabile generale dell’evngelizzazione missionaria per noi frati minori:
Carissimo fra Guido, pace e bene! Ti scrivo per esprimere il mio sincero ringraziamento a te e ai Benefattori per la cospicua somma di 24.750 Euro inviataci per sostenere la nostra più giovane fraternità in Myanmar (Birmania).
Attualmente vi sono due Frati vietnamiti insieme a sette giovani birmani che chiedono di diventare francescani. Dopo aver acquistato una casa ordinaria da una famiglia per la Fraternità, ora stiamo costruendo accanto un'altra piccola casa per questi giovani aspiranti, i quali tra l'altro sono molto poveri ed hanno le loro famiglie nelle lontane regioni del nord del Paese. Due altri Frati,  uno della Corea e l'altro dell'Indonesia, si stanno preparando per raggiungere e completare la piccola Fraternità. La vita dei Frati stranieri non è facile, poiché sono controllati in ogni attività e devono uscire dal Paese ogni tre mesi per ottenere il Visto di soggiorno. Però tutto è possibile con la perseveranza e con l'aiuto del Signore e dei Benefattori.
L'offerta che ci avete inivato serve per coprire la metà delle spese previste per la nuova costruzione come casa di formazione per i giovani birmani.
Noi ci affidiamo sempre alla Provvidenza.
Ti prego, caro fra Guido, di estendere a tutti i Benefattori questo mio cordiale ringraziamento e di assicurarli delle preghiere mie e dei confratelli che sono in Myanmar per le loro famiglie e per i loro defunti.
In comunione fraterna
fr Vincenzo Brocanelli Moderatore generale per le missioni
Progetti di aiuto nella Missione in Congo Brazzaville
Centro Ismael per i bimbi di Makoua
Tra le attività di promozione umana che svolgono i Frati ci sta a cuore quella prestata al Centro Ismael di Makoua: assistenza ai bambini orfani o non seguiti dalle famiglie.
A Makoua, accanto alla Missione, sorge il Centro di Accoglienza Ismael per i bambini. Alcuni di loro possono rimanere nelle loro famiglie, ma lì non hanno da mangiare, altri non hanno più famiglia o sono abbandonati e sono affidati a delle mamà che se ne prendono cura insieme ai loro bambini.  Altri, invece, non possono pagare la tassa scolastica o quello che serve per andare a scuola, anche di questo si occupano i Frati. Nel tempo si è poi visto il bisogno di occuparsi anche delle cure mediche dei bambini, per questo al Centro ci sono tre infermieri che seguono quest'aspetto e quel che riguarda le vaccinazioni. Le situazioni di ciascun bambino sono diverse, ma resta il fatto che qui ognuno è accolto e amato.
Il Centro di Accoglienza è un luogo semplicissimo, fatto di due saloni e una saletta. Intorno c'è spazio aperto all'ombra degli alberi, dove i bimbi giocano e le mamà cucinano il pranzo. È l'essenziale, quanto basta.
In questo Centro hanno prestato servizio nell'estate 2006 Silvia, Cristina e Sara,tre giovani volontarie partite tramite il nostro Centro Missionario Francescano.
Sostenere il Centro Ismael e i bambini che qui vengono accolti, assistiti, curati è un impegno a cui teniamo molto e che vorremmo sostenere con continuità. Qualsiasi contributo sarà in questo senso un aiuto prezioso.
Completamento delle aule scolastiche a Djiri
Il villaggio di Djiri si trova a 20 chilometri dal centro di Brazzaville (capitale del Congo-Brazzaville) e, come tutti i villaggi di questo stato africano, vive delle risorse che ognuno riesce a strappare alla terra. La gente di questo luogo trae sostentamento dal taglio della legna, venduta come combustibile per cucinare – dando così sempre più spazio alla deforestazione – e dalla coltivazione di manioca, alimento base della popolazione. Le due attività allontanano sempre di più dal villaggio chi deve lavorare, la legna si taglia sempre più lontano e la manioca esige ogni anno un terreno diverso. Le mamme sono quelle che sostengono l'economia con il lavoro nei campi e con un piccolo commercio mantengono le loro famiglie. 
Proprio da loro è arrivata l'esigenza di avere una scuola per i bambini, sia per un'istruzione sia per avere un luogo dove lasciarli durante il lavoro.
I frati francescani sono arrivati in questo villaggio da alcuni anni e si sono subito dedicati all'apostolato e alla promozione umana della popolazione. Per dare risposta alla richiesta delle mamme si è utilizzato l'edificio della chiesa come aula e hanno poi messo mano alla costruzione di una struttura con 6 aule per rendere la scuola autonoma dalla parrocchia e costituire un piccolo centro scolastico. Nella primavera del 2007 si è completato il grezzo della costruzione che deve ancora diventare agibile: per fare ciò è necessario attrezzare la scuola dei bagni (Euro 3.000,00), di una veranda (Euro 2.000,00)e delle finestre (Euro 4.000,00 ) che proteggano dal sole, dalle piogge e dalla polvere del deserto.
L'edificio funzionerà come scuola, ma anche per le attività sportive e di aggregazione dei bambini in età scolare.
Centri di accoglienza per ragazzi di strada
A Brazzaville vivono migliaia di bambini e adolescenti abbandonati: orfani di guerra, fuggiti da casa o lasciati soli da ragazze madri. La vita di questi ragazzi è una lotta, quotidiana, sulla strada. Anche il sonno è una conquista, perché la legge della giungla urbana, fatta di cemento e lamiere, è più crudele della foresta: il più grande e forte schiaccia il più piccolo. E la notte è il momento in cui si è più  vulnerabili e indifesi.
Il progetto di accoglienza per i bambini di strada ha avuto inizio nel 2004 e da allora i missionari hanno realizzato a Brazzaville e in quartieri di periferia alcuni centri per accogliere questi ragazzi e offrire loro la speranza di un futuro migliore, preparandoli ad un reinserimento nella vita sociale della comunità da cui sono fuggiti cercando di non forzarli e di non creare lacerazioni con il loro vissuto familiare e culturale.
Le necessità per portare avanti questi centri sono tante. È possibile sostenerli fornendo un aiuto per l’alimentazione, oppure contribuendo agli stipendi del personale che lavora con i frati (due educatori e una donna che cucina per ogni centro: più o meno lo stipendio per ogni dipendente è di 100,00 Euro al mese.). Poi ci sono le spese sanitarie, scolastiche, luce-acqua-gas, spostamenti… Ogni aiuto sarà una benedizione.
Progetti di aiuto nella Missione in Papua Nuova Guinea
PROGETTO UMANITARIO
Contributo medicine
Nella Missione di Papua Nuova Guinea c'è sempre grande necessità di medicine per curare, oltre alla lebbra, malattie molto diffuse come la malaria e la tinia imbricata, una grave affezione della pelle. La somma di Euro 50,00 sarebbe un aiuto significativo per tanti ammalati troppo poveri per potersi comperare le medicine.
Serbatoi per l'acqua
In Papua Nuova Guinea ci sono purtroppo pochi pozzi. Quando piove tutti i fiumi e i piccoli ruscelli sono torbidi, per bere si raccoglie l'acqua piovana e i serbatoi sono una necessità per sani e ammalati.
Nella parrocchia di Wassisi, ai piedi dei monti Torricelli, ci sono 6 scuole, un ambulatorio e un centro vocazionale e c'è il grave problema della mancanza di acqua potabile. P. Gianni vorrebbe risolverlo provvedendo a 10 serbatoi da circa 9.000 litri di acqua per un costo totale di circa Euro 8.000,00 (Euro 800,00 per ogni serbatoio), senza contare le spese per il trasporto.
PROGETTO FORMATIVO
Sostegno per corsi scolastici
Le autorità scolastiche di Aitape hanno segnalato a p. Gianni Gattei alcuni casi di studenti che, meritevoli di continuare gli studi, sono stati costretti ad interromperli non avendo la possibilità di pagare le tasse. Grazie alla generosità dei benefattori Marvellus Yankire, Terence Holdo, Andrew Skelin, Steve Sindol, Owia Obert e Glenda Nasa hanno potuto pagare le rette e proseguire i loro studi. Ora p. Gianni ci ha segnalato questi due nuovi casi:
Paschal Manom, maestro, ha 4 figli a scuola e una figlia dalle suore. Per i figli che frequentano la scuola deve pagare una retta totale di Euro 1.150,00. Chiede un aiuto di Euro 830,00.
Wendolyn Riyak è al terzo anno dell'Università di Papua Nuova Guinea in Port Moresby e ha bisogno di Euro 380,00. Anche la sua famiglia ha 4 figli che frequentano la scuola.
Questi sono solo due casi, ma in tanti chiedono aiuto per le rette scolastiche che, specialmente per le scuole superiori e per l'Università, sono altissime. Alcuni giovani hanno le capacità per accedervi, ma la retta di un anno supera a volte i 1.000,00 Euro e per loro è davvero difficile. Spesso le famiglie hanno più di un figlio che frequenta la scuola e, anche se lavorano, fanno molta fatica.
P. Gianni ci ha segnalato questo bisogno urgente e ci ha chiesto un aiuto per sostenere almeno in parte questi ragazzi.
Quale aiuto possiamo offrire alla Chiesa della Papua Nuova Guinea?
Una delle necessità più forti è la formazione dei giovani religiosi e sacerdoti, nel pieno rispetto dell'identità locale; è inoltre indispensabile lo sviluppo di una comunità indigena che prenda coscienza dei propri valori e dei propri bisogni. Per questo motivo riteniamo opportuno impegnare delle risorse a sostegno della formazione umana, cristiana, francescana e per promuovere gli studi professionali o teologici. Riteniamo che questo sia il miglior investimento in quanto formiamo delle generazioni più mature, più consapevoli, in grado di guidare i fratelli verso una reale autonomia.
Come Centro Missionario Francescano abbiamo offerto il nostro aiuto e i frati della Papua Nuova Guinea  sanno che possono contare su di noi; quale esempio riportiamo l'esperienza di p. Sebastian Valustaut. Sebastian è nato sull'isola di New Hannover, sperduta nel Mare di Bismark, che oggi appartiene allo Stato della Papua Nuova Guinea; alla domanda sulla grandezza della propria isola Sebastian risponde: "Tre giorni per attraversarla a piedi e sei giorni per camminare lungo la costa"; purtroppo oggi i turisti la stanno rovinando.
La sua vocazione francescana è stata quantomeno singolare, perché un giorno, dopo aver letto un foglio affisso alla porta di una chiesa, che parlava di San Francesco e dei suoi frati, decise di presentarsi al più "vicino" convento, distante circa 500 chilometri (quasi tutti di oceano), pur senza aver mai visto né conosciuto un frate. Evidentemente lo Spirito Santo ha soffiato forte anche lì e ha spinto la nave fino ad Aitape dove Sebastian ha iniziato il suo cammino di frate. Oggi, dopo aver pronunciato i voti ed esser stato ordinato sacerdote, si trova qui in Italia perché i suoi superiori vedono per lui un futuro come educatore e professore per altri giovani orientati alla vita religiosa e hanno previsto il completamento dei suoi studi a Roma.
Avevo sentito parlare di Sebastian in occasione del mio viaggio in Papua Nuova Guinea lo scorso agosto e lo avevo  incontrato a Roma in autunno; rendendomi conto della sua difficoltà a seguire le lezioni di filosofia in una lingua straniera, ho proposto a lui e ai suoi superiori l'opportunità di avvicinarsi gradualmente alla nostra cultura attraverso un percorso scolastico mirato e la possibilità di inserirsi nella vita di una nostra fraternità e di una parrocchia sperimentando così l'essere Chiesa in Italia. P. Sebastian ha passato alcuni mesi presso la nostra fraternità della SS. Annunziata in Bologna e ha frequentato un corso di italiano per stranieri. Ora è in grado di capire e di parlare l'italiano in maniera soddisfacente e ha ripreso i suoi studi di filosofia a Roma.
Sebastian in qualche modo è un "frutto" dell'opera missionaria che è stata compiuta nel suo paese e con la sua presenza viene a restituire il dono della fede moltiplicandolo col suo vissuto, aprendo nuovi orizzonti anche per la nostra comunità; siamo un unico corpo e un'unica Chiesa costituita da popoli differenti e con manifestazioni profondamente diverse: guardandoci in volto possiamo contemplare la fantasia multicolore dello Spirito Santo.
Prevediamo per Sebastian un iter di formazione di ancora un anno, trascorso il quale rientrerà nella sua Oceania dove potrà dedicarsi finalmente a educare altri giovani alla vita cristiana e francescana.
fr. Guido Ravaglia, ofm
Grazie di cuore
P. Sebastian Valustaut, dopo avere brillantemente conseguito la Licenza in Filosofia al Pontificio Ateneo Antonianum di Roma, è tornato nella sua amata terra di Papua Nuova Guinea. Prima di partire, il 12 settembre 2007, ha voluto esprimere la sua gratitudine verso tutti coloro che gli sono stati vicini durante la sua permanenza in Italia. Come è nel suo stile usa poche e semplici parole, che arrivano direttamente al cuore. Dopo il congedo di p. Sebastian riportiamo il saluto che gli ha rivolto p. Guido, nell'augurio che sia solo un arrivederci.
 È arrivata l'ora di tornare alla mia terra di Papua Nuova Guinea, alla mia gente, ai miei frati, e all'inizio sarò con la mia famiglia sull'isola di New Hanover per una vacanza, dopo tre anni passati in Italia. Tre anni passati così velocemente, ma non posso non ricordare quei primi giorni e il primo anno in Italia, quando non potevo mettere sulla bocca una frase nella lingua italiana. Ho conosciuto e ho vissuto la fatica e il dolore di inserirmi in un'altra cultura e negli studi, ma ho sperimentato anche la gioia delle esperienze con le persone che mi hanno aiutato ad andare avanti.
Questo aiuto dai frati, dai benefattori, dagli amici e dalle famiglie qui in Italia mi ha dato la spinta nei tanti momenti difficili, e mi ha incitato a continuare a fare del mio meglio negli studi perché quell'aiuto non andasse mai perso, e quelli che mi aiutavano meritavano il meglio che io potessi dare. 
Per questo aiuto io scrivo queste parole, per ringraziarvi. È difficile per me trovare le parole giuste per esprimere la mia gratitudine, perché nella mia cultura non c'è una parola per dire “grazie”, nella mia cultura non si dice grazie, ma si fa qualcosa, si fa uno scambio.
Uno scambio si fa, ma io sono un semplice e povero frate minore e non sono capace di fare quello che si fa in uno scambio. È qui allora che l'elemento della nostra fede cristiana mi viene in aiuto. Il Signore Gesù dice: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l'avete fatto a me”, e “non perderà la propria ricompensa”. Prendendo seriamente queste parole di Gesù, la mia preghiera è che Egli vi ricompensi per quello che avete fatto a me. Da parte mia, il mio compito è di moltiplicare l'aiuto che ho ricevuto da voi, nel mio lavoro, nella mia vita, con la mia gente.
Che Dio vi benedica sempre.
fr. Sebastian Valustaut, ofm
Messaggio nella bottiglia
Caro fr. Sebastian,
mentre stai per partire e ritornare nella tua isola mi viene in mente un episodio dei tuoi primi tempi in Italia: eravamo a Milano Marittima e tu, venendo a sapere che c’era il mare mi chiedesti se potevi mandare un messaggio alla tua isola, pensai che volevi mettere un biglietto in una bottiglia e lanciarlo in acqua, ma per te fu sufficiente andare in mare fino al ginocchio e lasciare che le piccole onde ti lambissero. Dicesti che la corrente avrebbe trasmesso la tua presenza fino alla spiaggia dell’isola di New Hanover.

Permettimi di mettere ora un messaggio nella bottiglia per te: sei venuto in Europa e hai incontrato un altro modo di vivere, con aspetti positivi e negativi; ti auguro di sapere trasmettere alla tua gente le cose buone che hai visto e vissuto, in modo tale che anche loro si rendano conto dei valori e delle ricchezze che hanno ricevuto; in particolare tu hai l’animo francescano e apprezzi ogni atteggiamento che porti il segno della semplicità e dell’umiltà. Il vangelo unisce all’immagine della colomba quella del serpente, che è astuto: spero che tu possa mettere in pratica questa parola, che mi sembra particolarmente importante per voi della Papua Nuova Guinea: vi trovate in uno stadio diverso di civiltà rispetto a noi e, se non entrate nella logica di sapervi difendere dai molti “squali” che navigano nei vostri mari, rischiate di essere privati di quanto il Signore vi ha donato. Da quanto hai visto in Europa puoi comprendere quanto sia determinante sapersi gestire autonomamente, non disdegnando i consigli di quelli che vi amano per riuscire a migliorare la condizione di tutti.
Ti auguro di essere un frate che sa far crescere in coraggio i giovani religiosi, che apre i loro orizzonti, perché sappiano interpretare la vita fraterna al di là dei confini della loro isola. Venendo in Italia hai intuito che la nostra famiglia religiosa vive su frati che sanno creare reti di comunicazione, non solo tra di loro, ma anche con la gente più diversa. Attraverso di te la nostra fraternità ha ricevuto una concreta risposta al messaggio fatto dai missionari: tu sei il frutto del seme lanciato in terra di Papua che nessun passero si è portato via, che anzi torna nella sua terra per portare là nuovi semi.
La tua esperienza ha inaugurato un ponte ideale tra il nostro mare e l’Oceano Pacifico, che spero tu vorrai mantenere vivo: sai che qui continui sempre ad avere degli amici su cui contare. Il Padre San Francesco era un uomo in grado di superare tutti i confini e affidiamo alla sua protezione il tuo servizio, che sullo slancio dell’annuncio del vangelo ha potuto percorrere una distanza così grande.
fr. Guido Ravaglia, ofm
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