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15/03/2019

Un antico modello per un dialogo moderno: San Francesco alla corte del sultano

Nelle cronache cattoliche, l’incontro di S. Francesco d’Assisi con il sultano d’Egitto 800 anni fa è legato a pie leggende; nelle fonti musulmane, c’è a malapena una traccia della storia del frate italiano che durante le Crociate attraversa i campi di battaglia.

Eppure, Papa Francesco continua a richiamare l’attenzione sull’incontro del 1219 di S. Francesco e il Sultano al-Malik al-Kamil vicino Damietta, un porto sul fiume Nilo poco distante da dove sfocia nel Mar Mediterraneo.

All’inizio di marzo il papa ha inviato a Damietta il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, come suo rappresentante ufficiale per le celebrazioni dell’800° anniversario dell’incontro.

Alla celebrazione principale del 1° marzo, Sandri ha fatto riferimento sia alle prime biografie di S. Francesco, che insistono sul fatto che il frate abbia intrapreso il suo viaggio nella speranza di convertire il Sultano al cristianesimo, sia a presentazioni più recenti della storia di S. Francesco che cerca di portare pace nelle Crociate.

“L’incontro a Damietta potrebbe essere visto come un fallimento”, ha detto Sandri. “Il Sultano non si è convertito, neanche le sue truppe e, fondamentalmente, non si è modificato l’esito delle Crociate”.

“Ma il ricordo di quel dialogo è rimasto ancora”, ha detto. “A Damietta, Francesco non aveva paura di Maometto e il sultano non aveva paura del Vangelo”.

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Mentre Sandri era in Egitto e papa Francesco stava progettando di visitare il Marocco, un’altra nazione prevalentemente musulmana, dal 30 al 31 marzo, i membri dell’Accademia Europea di Religione si riunivano a Bologna. Avevano programmato una tavola rotonda sull’incontro tra S. Francesco e il Sultano e le sue implicazioni per il dialogo interreligioso.

Mustafa Cenap Aydin, un musulmano coinvolto nel dialogo e uno dei relatori a Bologna, ha dichiarato al Catholic News Service, “S. Francesco ci ha lasciato un ottimo esempio di amicizia e rispetto. Ma alcune persone preferiscono vedere un Francesco arrabbiato e guerriero, piuttosto che un Francesco che parla con calma e rispetto”.

Lui non ha alcun dubbio che S. Francesco avrebbe cercato di condividere il Vangelo con il Sultano. “Sorprenderebbe se non avesse parlato di questa fede”.

Aydin ha raccontato che una volta si imbatté in un cattolico che non vedeva da un paio d’anni e l’uomo chiese: “Sei ancora un musulmano?”.

“Non ero offeso”, ha detto Aydin, perché il vero dialogo presuppone di condividere ciò in cui credi e di volere il meglio per l’altra persona, che non significa entrare in dialogo con l’obiettivo di convertire l’altro, ma significa “dare testimonianza della loro fede in modo non minaccioso”.

Anche il padre francescano Jason Welle, decano degli studi del Pontificio Istituto per gli Studi Arabi e Islamici a Roma, ha esposto le varie teorie su quello che è successo a Damietta e sull’impatto che l’incontro ha avuto su S. Francesco e sul Sultano.

Francesco non ha lasciato nulla di scritto sul perché sia andato a Damietta, ha detto Welle, ma ha chiaramente “trasformato la sua comprensione di missione. Quando tornò in Italia e scrisse la Prima Regola, descrisse due modi in cui i frati potevano andare tra i musulmani. Primo, i frati potevano vivere tra i musulmani essendo loro soggetti e non tra discussioni o dispute, pur sempre nella consapevolezza di essere cristiani. Secondo, quando vedono che piace al Signore, i frati possono proclamare il Vangelo e chiamare i musulmani a conversione”.

“Questa possibilità di una missione non proselitista era assolutamente nuova ai tempi di Francesco – nessun altro nell’Occidente latino aveva previsto una presenza tra i musulmani senza ostilità né tentativi diretti di convertirli”, ha detto Welle al CNS.

“S. Francesco si è distinto nel suo tempo con una nuova visione d’impegno cristiano tra i musulmani che nessuno avrebbe potuto prevedere”, ha detto. E papa Francesco “sta facendo fondamentalmente la stessa cosa: sta fornendo una guida pastorale su come vivere con i nostri vicini, alla luce della riflessione orante sul movimento dello Spirito di Dio tra coloro che non hanno accolto il Vangelo”.

 

Fonte:www.ofm.org