Giappone |
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Nel Giappone c'è una presenza francescana: Niigata.
Ultime notizie da p. Mario Tarcisio Canducci
Carissime/i, grazie dei messaggi.
Riccardo, tornando in Italia, ha lasciato un grande vuoto. Il lavoro quotidiano che compiva in vari modi era ricco di attenzione e gradito da tutti. Viene ricordato con tanta nostalgia. La sua mano e l'intelletto verso l'internet sono stati per me e la mia comunità di grande aiuto.
Qui le scosse continuano imperterrite ogni giorno. Ne soffre tanto la gente povera e gli stranieri, come le donne filippine, peruviani, ecc., che sono tenuti fuori dalle comunicazioni e si hanno casi di grave ansietà e di paura. Anche oggi sono stato tra le montagne di Itakura, a più di un'ora dalla chiesa, per consolare la filippina Annalisa che ancora non conosce bene il giapponese e il marito molto meno il tagalog. Mi ha fatto tanta pena.
Il governo giapponese raccomanda alla popolazione vicino alle centrali nucleari di allontanarsi. Anche noi abbiamo proposto l'uso della casa montana di Myoko. Molti voli aerei non partono più da Narita (Tokyo), compresa l'Alitalia, ma da Osaka. L'ambasciata italiana assicura che i voli avvengono regolarmente, quindi penso che il pacco con le cose che vi ho chiesto potete inviarlo subito.
Speriamo che non succeda il peggio nelle centrali atomiche di Fukushima. Comunque l'ambasciata italiana raccomanda ai cittadini che possono di lasciare presto il Giappone. Pian piano ci vengono razionate elettricità, benzina, ecc.
Grazie di tutto
fr. Mario Tarcisio Canducci, ofm
Il caso unico di p. Francesco Atarashi Naoki
Sono lieto di presentarvi il novello sacerdote francescano p. Francesco Atarashi Naoki. Dopo 47 anni di vita in Giappone per me, è un caso unico. Novello, perché è stato stato ordinato sacerdote poche settimane fa, ma con 46 anni sulle spalle: quasi mezzo secolo di una vita a zig zag.
Naoki, primogenito della famiglia buddista Atarashi (che significa “nuovo”), nacque nel 1964 nei dintorni della città Toyota famosa, nel bene e nel male, per le auto Toyota che girano su tutte le strade del mondo. Nonostante l'origine buddista, Naoki fin da fanciullo si sentì fortemente attratto da Gesù; tanto che a 15 anni ricevette il battesimo in una piccola chiesa protestante non lontana da casa sua.
Si laureò poi in legge all'università di Nagoya, ottenendo un diploma che non gli stava bene; tant'è vero che nei lavori successivi si distanziò sempre più dal campo della legge.

A 24 anni partiva per lavorare in un kibbutz israeliano, dove per due anni e mezzo fece vita comunitaria con giovani provenienti da molti paesi, destreggiandosi in varie lingue (ebraico, italiano, inglese e spagnolo), vero primato per un giapponese. Il desiderio di apprendere lo spagnolo lo portò prima in Spagna, poi in Argentina e in Ecuador per circa due anni. Quindi volò verso l'Europa per cimentarsi nella lingua inglese. Ma all'aeroporto di Londra, quando videro il suo passaporto tempestato di visti (si era ai tempi delle Brigate Rosse giapponesi), non fu ammesso nel paese.
Nessun problema invece trovò all'aeroporto di Roma. Di qui, facendo autostop verso il nord, un frate francescano, p. Luca Baino (ora missionario in una missione sovietica), lo accolse e lo condusse al suo convento di Monteripido da dove il giorno dopo partì per i conventi di Assisi, finché p. Luca pensò bene di affidarlo alla comunità internazionale del convento di S. Masseo, dove due frati erano a disposizione dei giovani che volevano fare un'esperienza di vita francescana.
Tale incontro occasionale con San Francesco, vissuto in chiave moderna, fu determinante per il futuro del giovane Naoki. Di seguito per un anno e mezzo frequentò un corso di lingua e di cultura italiana presso l'università di Perugia. Ritornato in patria, nel suo paese natale, dopo una buona catechesi, a 30 anni celebrò il rito di piena appartenenza alla Chiesa cattolica ricevendo il nome di Francesco.
Rientrato in Giappone, fu assunto in una compagnia costruttrice di auto, dove gli operai per il 70% erano dell'America Latina, specialmente brasiliani e peruviani. Francesco nello stesso tempo si prestava come volontario nella Chiesa per aiutare questi stranieri e le loro famiglie.
Sognava anche di fare un'esperienza di volontariato in Africa e per questo si unì a un'associazione no profit. Tutto era pronto per la partenza quando la piccola ditta di suo padre andò in fallimento. La reazione di Naoki fu di nuovo repentina. Cancellò il viaggio in Africa. Offrì tutti i suoi risparmi al padre e continuò ad aiutarlo con il suo lavoro.
A 33 anni sentì nascere in se stesso la vocazione religiosa. Visitò alcuni Ordini religiosi, anche di vita contemplativa. Ma il ricordo ardente di Assisi lo portò direttamente all'Ordine francescano. Dopo un periodo di probandato entrò in noviziato. Nel 2004 fece la professione religiosa solenne, procedendo negli studi di teologia in preparazione al sacerdozio, previsto per il 2008. Nel 2007 fu ordinato diacono. Ma poco dopo egli chiese ai Superiori di restare fratello (diciamo) laico, come San Francesco. Il Padre Provinciale lo mandò nel nostro convento di Joetsu / Takada con il mandato di lavorare nella casa di riposo per anziani. La presenza di Francesco allargò e approfondì il sentire della nostra vita comunitaria e noi si pregava in segreto per la vocazione "sacerdotale" del nostro "giovane". Siamo cinque frati e la Diocesi di Niigata ha affidato a noi una zona vasta quanto tutta la Romagna. Tre suore filippine ci assistono nella pastorale delle donne filippine e giovani missionari laici esteri nella pastorale della gioventù.
Mia cugina Irma con visto di turista (permanenza massima di 90 giorni), esperta nella cucina italiana, viene ogni tanto per farci godere i profumi e i sapori della Romagna. Lei, durante le sue visite, nei confronti di Francesco era più esplicita di noi frati e gli ripeteva: "Francesco! Tu sei nato per diventare sacerdote!".
Lo Spirito Santo modellò bene il cuore di Francesco nelle sue vie misteriose. Irma si sentiva a suo agio con l'italiano di Francesco, e questi la conduceva nelle belle città vicine di Nagano, Kanazawa, ecc. Dopo due anni Francesco ci lasciò e tornò a Tokyo per un ulteriore anno di rinnovata preparazione al sacerdozio. L'Ordinazione è avvenuta a Tokyo il 27 marzo scorso e Irma arrivava puntualmente dall'Italia il 26 marzo saltando di gioia nonostante i suoi 80 anni.
Io, purtroppo ero assente in quel giorno troppo bello! Impegni urgenti verso molte persone in luogo mi hanno precluso la via verso quell'incontro che avevo desiderato. P. Francesco sapeva. Ho offerto questo sacrificio per il futuro di questo amatissimo fratello. Vedrò però presto p. Francesco sulle montagne di Myoko, in mezzo ai giovani. Finisco dicendo che non è improbabile che Francesco in futuro restituisca la visita a Irma nel riminese.
fr. Mario Tarcisio Canducci, ofm
86 ANNI E NON SENTIRLI!
Carissimo P. Guido, perdona il lunghissimo silenzio ma, ti assicuro che vi ho sempre ricordato nelle mie preghiere ed offrendo al Signore il mio lavoro apostolico.
In questo periodo, per me, è un tempo un po’ tutto speciale, sono infatti nato 86 anni fa, proprio la vigilia del Santo Natale ed ho ricevuto il Battesimo oggi 10 gennaio assieme al buon Gesù.
Ottantasei anni trascorsi sempre con gioia infinita, prima in famiglia e poi nell’Azione Cattolica con l’indimenticabile Carlo Carretto, nelle Conferenze di San Vincenzo, nella FUCI ed infine, come un fulmine, la Vocazione francescana, il Sacerdozio, la partenza per il Giappone, i cinque anni assieme agli Hanseniani, l’incontro con i Francescani di Bologna in Giappone, la vita fraterna con essi, gli undici anni con i rifugiati Vietnamiti e, all’improvviso, il 16 Luglio 2007 terremotato con i terremotati di Kashiwazaki.
Ti assicuro che questa terribile catastrofe è stata per me una esperienza estremamente drammatica ma, nello stesso tempo, ripiena di una gioia apostolica indicibile. Questa cittadina di novantacinquemila abitanti viveva già in ansia continua per aver ospitato i sete reattori della centrale atomica più grande del mondo ed ecco abbattersi su di essa questo terremoto che ha completamente distrutto il sessanta per cento delle sue case.
Quanto alla nostra Chiesa e Scuola materna “Shirayuri”, la prima, avendola io progettata in modo tutto speciale (poggiata su piloni profondi 65 metri) non è stata minimamente danneggiata, la seconda invece è sprofondata con tutte le case circostanti superstiti di 35 centimetri e continua a scendere. Come era da prevedesi le tubature del gas, acqua e fogne inservibili, i sette reattori atomici bloccati ma, lo Spirito Santo e S. Antonio titolare della Chiesa ci aiutarono. L’edificio della Chiesa, con il suo svettante campanile, sembrava vergognarsi di fronte alle rovine circostanti ed allora nacque l’idea di fare tutto il possibile per aiutare tanti sinistrati senza speranza. Il personale della Chiesa e Scuola materna, si offerse subito di aiutarci ed allora, con legna tolta dalle case crollate, preparammo quattro fuochi da bivacco e, con viveri trovati miracolosamente un po’ dappertutto, iniziamo ad offrire pranzi caldi all’aperto e trecento persone al giorno per tre settimane. Quanto all’acqua, mi recai subito in auto per strade irriconoscibili sino alla casa della montagna e, da una sorgente prelevai ogni giorno 300 litri d’acqua.
Arrivati poi i militari ed aiuti da tutto il Giappone la situazione migliorò molto ma, ancor ora molti attendono di ricostruirsi una casa.
Quanto ai sette reattori atomici, dopo più di due anni, uno solo funziona e ci vorranno altri tre anni per riparare gli altri sei.
Carissimo P. Guido, tra tante difficoltà, è nata per me una gioia inaspettata; come avrai notato visitando la nostra Missione, la popolazione è molto chiusa ma, dopo il terremoto, dopo i pranzi caldi, ogni mattina quando compio la mia breve passeggiata nel vicinato per sgranchire le gambe ottantaseienni, tutta la gente del vicinato mi saluta come vecchi amici con quel calore che è nato da quella carità e amore di San Francesco continua ad insegnarci. Alcuni del vicinato poi sono venuti, per la prima volta in Chiesa ed un discreto numero si avvia verso il Santo Battesimo.
Il Signore benedica te e tutti i benefattori e vi doni un nuovo anno ripieno di sante soddisfazioni apostoliche.In unione di preghiere tuo aff. mo in San Francesco
fr. Leone Maria Bassi, ofm
P.S. Ti accludo alcune foto del terremoto e di bambini della Scuola materna Shirayuri di Kashiwazaki che pregano per voi.
LA PRESENZA FRANCESCANA BOLOGNESE IN GIAPPONE
50° della presenza dei Frati bolognesi a Nagaoka, Diocesi di Niigata
Da cinquantanni in cammino 1956-2008
Lo scopo di questo ricordo è di consegnare alla memoria nomi e dati preziosi, dal momento che un gruppo di Frati della Provincia di Bologna accettò di lavorare nella porzione che il Signore loro affidava, qui in Giappone, nella regione di Niigata, all’ovest di questa nazione poco più di cinquant’anni fa.
Prima di passare alla descrizione dei vari periodi di sviluppo sarà bene ricordare gli antecedenti del primo gruppo missionario francescano bolognese, seguito poi da altri. Questo primo gruppo proveniva dalla Cina Continentale, dove erano impegnati in due missioni. L’una al nord, nella provincia dello Shansi (Shanxi), nella diocesi di Yütze (Youchi); e l’altra nel sud, nella provincia dello Hunan, cioè la Prefettura Apostolica di Siangtan (Xiangtan). Ambedue le missioni erano fiorenti ed aperte allo sviluppo. Senonchè dopo la fine della seconda guerra mondiale, col prevalere delle armate comuniste di Mao-tse-tung, tutta la Cina nel volgere di pochi anni passò sotto il nuovo regime (1947-49). Il fato delle missioni cattoliche era segnato. I missionari esteri furono costretti a lasciare il paese e rivolgersi verso nuovi lidi.
I frati bolognesi, su direttiva del Delegato Generale P. Alphonse Schnusenberg, furono assegnati a nuove missioni: sette di essi
optarono per il Giappone, due per Taiwan, sei per la Papua Nuova Guinea e altri tornarono in patria. Ricordiamo i nomi dei sette inviati in Giappone. Anzitutto, P. Gaudenzio Monti e P. Enrico Gozzi, già dal marzo del 1950; seguono P. Ugolino Arcari, nel 1951; nello stesso anno P. Camillo Concari e P. Salvatore Trevisani; sul finire del 1951 anche P. Raimondo Camellini; inoltre P. Bernardo Stacchini che giunge in Giappone nell’agosto 1958, ed infine P. Leone Lorenzi, già missionario a Siangtan (Cina) e a Taiwan (Formosa), che giunge in Giappone nel 1961.
È un gruppo che va ricordato con ammirazione, perché affrontò la prima dura esperienza del Giappone, dovendosi adattare senza aiuti tecnici alla lingua e alla nuova cultura, ed in ambienti alquanto difficili quanto a clima ed usanze dell’Hokkaido, estremo nord del Giappone, dove in inverno le temperature scendono normalmente a 20 gradi sotto zero. Si racconta che P. Salvatore Trevisani, a Nayoro, Asahigawa, la notte per combattere il freddo si stendeva sul suo giaciglio vestito e calzato com’era sotto pesanti coperte chiamate “futon”, visto che la stufa non serviva molto allo scopo. I bolognesi erano stati chiamati a collaborare con i Padri Francescani della Provincia tedesca di Fulda che lavoravano in Hokkaido dal 1907.
In seguito altri sei frati si assoceranno al primo gruppo provenendo direttamente dall’Italia o comunque assegnati al Giappone senza previa esperienza in Cina. Essi sono: P. Leone Bassi, originario della Provincia di Torino, in Giappone dal 1954, che si associa al gruppo bolognese dal maggio del 1962. Seguono: P. Beniamino Celli nel 1959, P. Tarcisio Canducci nell’ottobre 1963; P. Samuele Stragliati nell’agosto 1967; P. Bruno Fabbri nel settembre 1969; P. Domenico Gandolfi che nel febbraio 1979 passa da Taiwan (Formosa) al Giappone, per unirsi al lavoro dei confratelli di Nagaoka.
I due gruppi si fusero ben presto fraternamente. La differente formazione missionaria confluiva a rendere la nuova piccola schiera più ricca di idee e di capacità operativa. Gli anziani, ricchi dell’esperienza e dei tirocinio cinese, gettarono le fondamenta della missione di Nagaoka. I giovani, formati in Italia nell’atmosfera dei Vaticano II, oltre ad una buona preparazione linguistica, daranno nuovo impeto e stile all’apostolato. Il Signore della vigna aveva inviato per vie misteriose gli operai nella sua vigna da luoghi e in tempi differenti. Così la formazione del gruppo fu graduale.
Erano passati ormai cinque anni dall’arrivo dei primi frati bolognesi in Giappone quando P. Gaudenzio Monti, su incarico della Provincia di Bologna, s’incontrò con gli Ordinari della Diocesi di Urawa e di Niigata che chiedevano aiuto di personale missionario. Dopo alcuni incontri, sul finire del 1955 (23 dicembre 1955) fu firmato un contratto fra l’Ordine dei Frati Minori, rappresentato del Ministro Generale P. Agostino Sepinski, e il Prefetto Apostolico di Niigata (Giappone) Mons. Giambattista Noda in base al quale si concedeva ai Frati Minori della Provincia di Cristo Re (Bologna) di assumere la cura pastorale della regione del Niigata Meridionale (ora Chu-etsu e Joetsu) per un periodo di 25 anni, come allora si usava fare.
I Frati Minori subentravano nel lavoro ai Padri Verbiti (S.V.D.) tedeschi, alla fine di marzo 1956. I Padri Verbiti avevano risentito molto delle conseguenze della seconda guerra mondiale, ma, riprendendo coraggio, lasciarono la Missione di Niigata per concentrare tutte le forze nella città di Nagoya dove avevano appena fondato l’Università di Nanzan. Passando alla trattazione vera e propria dell’argomento, ci pare di poter individuare un triplice periodo nello sviluppo dei cinquant’anni di missione qui considerati. Il primo periodo (1956-1970) è caratterizzato dell’impulso dato alle opere, ossia equipaggiare la missione con chiese ed opere di base. Il secondo periodo (1970-1990) si afferma per una maggior attenzione data alla formazione ed organizzazione della cristianità locale. Nel terzo periodo infine (1991-2006) si passa a una fase di consolidamento, dove però non mancano vivacità di iniziative ed attenzione ai segni del tempo.
Il primo periodo (1956-1970): allestimento delle opere
Questo periodo è in buona parte sotto la guida e l’impulso di P. Gaudenzio Monti, superiore dal 1956 al 1967, seguito dal triennio di P. Camillo Concari (1967-1970), che si atterrà alla stessa linea. Fondare ed avviare è sempre la cosa più difficile.
1. La Missione in questo periodo di avvio acquista gradatamente la sua fisionomia
È un gruppo italiano, dove ferve ardore e volontà di ricostruire ed espandere. È facile comprendere come i missionari provenienti dal continente cinese (è il caso del primo gruppo come detto sopra) volevano appunto ricreare e ricomporre le molteplici opere che avevano dovuto lasciare, forzatamente, nella Cina dove avevano speso la loro gioventù. Qui in Giappone avevano avuto in eredità una parte del grande territorio, più o meno grande come l’Emilia-Romagna, affidato ai Padri Verbiti, ossia il Niigata Meridionale. Al momento delle consegne, vi esistevano solo quattro stazioni (Nagaoka Sakuragi-cho, Kashiwasaki, Naoetsu e Takada). Di queste stazioni solo Nagaoka e Takada avevano una certa consistenza. Rispondendo ai bisogni impellenti, la nuova gestione provvede anzitutto a riparare e rendere consone al bisogno le stazioni avute in consegna. Si pensa in seguito a dare una fisionomia più definita al territorio. Oltre a rafforzare i centri maggiori, si prosegue nella costruzione di nuove chiese, aprendo stazioni dove non esistevano.
Basandosi sulle note di cronaca del periodo, si assiste allo sviluppo di molte opere (chiese ed asili). Le chiese per il culto e gli asili come servizio sociale per il popolo locale. Il servizio reso ai bimbi apre il cuore delle famiglie, davvero un efficace mezzo di apostolato, che spiega il sorgere di nuove comunità cristiane.
Passando all’elenco delle opere, possiamo ricordare: a Nagaoka, P. G. Monti, oltre al riordino della stazione di Sakuragi-cho (in seguito divenuto Fukuzumi ), fonda il nuovo centro della missione nel quartiere di Omote-machi, al centro della città. Ivi apre l’asilo Tenshi (1958) e di fronte al medesimo erige il convento e la chiesa di Omote-machi, in tappe successive dal 1961 al 1963. Queste opere rimarranno per molti anni il simbolo del distretto.
A Takada, il centro più importante per il numero dei cristiani, e alla cui guida troveremo P. Enrico Gozzi (1956-1957), ci si avvia allo sviluppo delle opere di assistenza sociale,
ossia il Maria-En (asilo-nido per i bimbi) e il Boshiryo (ossia casa di accoglienza per madri e figli e per famiglie in difficoltà). Opera molto importante, essendo un esempio unico a quel tempo nel contesto missionario. In più di 50 anni quest’opera per l’assistenza dell’infanzia e maternità fu l’unica cattolica in tutto il Giappone. Qualche anno fa un istituto religioso femminile ne realizzò un'altra nella città di Yokohama, dopo vari mesi di apprendistato da noi. Nell’iniziativa P. Gozzi si avvale dell’assistenza del signor Oshima, abile ed intelligente amministratore. L’opera va citata sin dall’inizio, perché sarà in seguito matrice di altre opere di assistenza sociale, che fioriranno attorno alla chiesa di Takada.
Nelle altre stazioni della Missione ferve egualmente l’opera edilizia. È riadattata la casa e cappella di Kashiwazaki (1962); aperto l’asilo e la residenza di Tokamachi (1962-64); rinnovata la stazione di Naoetsu con la costruzione dell’asilo d’infanzia “Seibo” (Santa Madre), 1964 e la nuova chiesa che seguirà nel 1968. é sempre di quegli anni la chiesetta e la residenza montana di Myoko, che datano al 1964. Proseguendo verso il sud della Missione, da notare l’apertura del nuovo asilo di Itoigawa (1963). Sempre nei pressi di Itoigawa, nel borgo industriale di Oumi, era già sorta qualche anno prima una modesta cappella per opera di P. Camillo Concari, seguita da una chiesa e residenza più ampie nel 1969. Terminiamo la lista ricordando l’inaugurazione della nuova chiesa di Takada avvenuta con la Messa di Natale (24 dic. 1968) e solennemente benedetta dal vescovo diocesano, Mons. Giovanni Ito il 15 settembre 1969. Ed infine, altra opera di rilievo è l’inaugurazione dell’asilo “Shirayuri” (Bianco Giglio) a Kashiwazaki il 13 giugno 1970.
2. Nell’ambito più specificatamente apostolico, i cristiani vengono organizzati lungo le linee tradizionali (Uomini e Donne Cattoliche, in gergo giapponese: Yosephu e Maria Kai: società di Giuseppe e di Maria).
Nascono le prime fraternità del Terz’Ordine Francescano (T.O.F.). In tal senso dall’8 dic. 1958 a Fukuzumi era riattivato il Terz’Ordine Francescano. Seguirà il gruppo di Takada per opera di P. Gozzi (1959), seguito dalle fraternità di Omotemachi, Kashiwazaki e Naoetsu e in fine Itoigawa. Si è detto riattivazione del T.O.F. poichè una fraternità del genere era già sorta nella provincia di Niigata per opera di P. Cheska, S.V.D., che sul finire degli anni ‘20 si era rivolto al Prefetto Apostolico di Sapporo, Mons. W. Kinold, francescano, per ottenere il benestare alla fondazione del T.O.F. Cosa che in effetti fu concessa ben volentieri dal Ministro Generale dell’Ordine, P. Bernardino Kiumper. Questa fraternità primigenia durerà, sia pur ridotta di numero, sino all’avvento dei Francescani nel territorio di Niigata.
Prima di passare al secondo periodo, ci sia permesso di ricordare l’immenso aiuto dei benefattori di Bologna ed Emilia-Romagna, attraverso l’animazione della Pia Opera Fratini e Missioni (fondata nella prima meta degli anni ‘30 dal tanto benemerito P. Cornelio Nobili, o.f.m.) che dall’avvio della nuova missione in Giappone a Nagaoka ha profuso tesori di assistenza e sostegno ai missionari sul campo. Per la missione di Nagaoka, un ricordo tutto particolare per P. Benigno Benassi (defunto il 2 XI 1985 ) e per P. Salvatore Benassi (defunto il 31 V 2004) che a nome di tutti i confratelli di Bologna e benefattori svolsero a lungo una missione di bontà e sostegno fraterno.
Il secondo periodo (1970-1990): l’accento si sposta sulla formazione e assistenza sociale
Si apre praticamente con la nomina del nuovo superiore nella persona di P. Tarcisio Canducci, il primo scelto dal gruppo dei giovani. Rimarrà in carica dal 1970 sino all’inizio del 1981. Sarà seguito nella carica da P. Samuele Stragliati (1981-87), da P. Leone Bassi (1987-1993) e da P. Bruno Fabbri (1993-2002). Tutti i singoli daranno un apporto concreto e sostenuto allo sviluppo della Missione, sia pure con stili diversi, ma tutti con grande senso di responsabilità. Dando uno sguardo comprensivo al periodo, si può dire che è una fase dove certo si afferma il fervore delle opere, ma sopratutto emerge l’interesse e viene dato impulso alla formazione della comunità cristiana. Inoltre sia i missionari che I fedeli s’impegnano al servizio della carità, verso i poveri, noi diremmo l’impegno per l’assistenza sociale.
1. Spicca anzitutto l’animazione dei laici all’apostolato, nello spirito del Vaticano II.
In concreto si cerca di associare i laici più strettamente all’opera dell’evangelizzazione, attendendo alla formazione delle varie categorie, cogliendo per quanto è possibile, le nuove esigenze ed attese che si presentano in società. All’inizio, su direttiva del vescovo diocesano Mons. Giovanni Ito, è organizzato il Consiglio Pastorale dei Laici (21 febbr. 1971), scegliendo i cristiani più qualificati per un primo orientamento. L’assistenza e la formazione è divisa per gruppi d’età: scolari delle elementari, studenti medie e liceo, giovani e organizzazione “scout”, senza dimenticare l’apostolato a livello universitario e scuole superiori, vedi ad esempio l’assistenza agli universitari della Yamato International University, nei pressi di Urasa (Nagaoka) e l’insegnamento di etica presso alcune scuole d’infermiere. Collaterale, sia pure apostolato indiretto l’insegnamento del francese e dell’inglese in alcune scuole superiori.
2. Secondo ambito della formazione, è l’impegno per le Catechiste,
vecchia istituzione, ma bisognosa di aggiornamento. Ci si preoccupa di avere una persona almeno per stazione o chiesa, con sufficiente formazione di base. Esse si adunano più volte all’anno per pianificare i programmi e distribuire i compiti. L’opera delle catechiste è tuttora una delle attività che danno volto e continuità alla vita quotidiana della chiesa. Da non dimenticare ancora la formazione data attraverso la programmazione di Corsi speciali, quali i “Cursillos de Christianidad”, le esperienze dei “Marriage Encounters” e dei gruppi SADE (Sons and Daughters Encounters) ed altri gruppi come i “Focolarini”. In sostanza, formare i cristiani è la preoccupazione prevalente. Anche se a volte il metodo sembra variare, gli stimoli offerti sono costanti ed aprono la comunità cristiana al dialogo e alla ricerca. Ai corsi di formazione, una volta al mese per quasi due anni, vengono chiamati conferenzieri specializzati: i frati insegnanti del Seminario francescano “S. Antonio” di Tokyo.
3. Passando all’ambito dell’assistenza sociale, ricordiamo anzitutto “l’Opera dei Rifugiati”,
volta ad assistere i profughi del Vietnam, denominati “boat people”. è uno sforzo che coinvolge non poche comunità del Giappone di quel tempo. Non v’è dubbio che il campo-rifugiati di Kashiwazaki (1980 1992), qui nel nostro distretto, e sostenuto dagli sforzi di tutta la Missione, sotto la guida solerte ed illuminata di P. Leone Bassi, rimane un esempio fulgido dell’impegno sociale ed apostolico del nostro distretto di Nagaoka.
La casa del mare (“Umi no ie”), ricostruzione in legno a due piani dell’ex scuola materna “Tenshi” di Nagaoka, servì per circa dieci anni come colonia marina durante i mesi estivi per la gioventù della Missione. In zona amena, proprio di fronte al mare, nelle vicinanze della città di Kashiwazaki, durante le altre stagioni veniva usata normalmente per incontri di studi, esercizi spirituali dei vari gruppi di fedeli e di religiosi. Ma si presentò improvvisamente il grave problema dei così detti “boat people”, o rifugiati vietnamiti. Le navi giapponesi si trovarono in grande imbarazzo, perchè il Giappone era sprovvisto di ogni legislazione riguardo ai rifugiati. Le navi erano obbligate a raccogliere questa gente in pericolo, ma non potevano sbarcarla in suolo giapponese. Per noi dare la precedenza ai poveri era impellente, secondo lo spirito francescano, così proponemmo alla Caritas Japan l’uso della nostra Casa del Mare come rifugio per i vietnamiti. Il governo giapponese chiuse prima un occhio, permettendo lo sbarco dietro assicurazione che la chiesa cattolica provvedeva. Poi dietro pressione della società internazionale emise velocemente una legge a favore dei rifugiati. Così anche le Nazioni Unite s’interessarono e aiutarono il nostro campo rifugiati. Indimenticabile anche la visita che ci fece il P. Generale John Vaughn. Ma dopo dodici anni il fluire dei rifugiati si fermò. Allora si pensava di riportare la casa alla finalità originale, quando la Società Elettrica di Tokyo (Tokyo denryoku) creò accanto a noi la stazione termonucleare che con i suoi sette reattori costituirà la stazione nucleare più grande del mondo (tuttora ferma dal momento del terribile terremoto di un anno fa). Fummo d’accordo che la casa per la gioventù dovesse essere localizzata in montagna e s’iniziò la ricerca di un luogo adatto nel parco nazionale di Myoko. Infine ricordiamo l’Obolo Annuale per Natale, che si ripete oramai da più di vent’anni (dal lontano 1984) per assistere comunità cristiane nei paesi in via di sviluppo, specialmente in Asia. Negli ultimi anni l’interesse si è rivolto ai poveri della Mongolia (Ulan Bator), oppure alle esperienze pilota dell’Ordine Francescano in Cina Continentale (Shang-luo, Shaanxi ) un lebbrosario affidato ai nostri frati dal governo cinese, oppure alla recentissima fondazione francescana in Myanmar (Burma).
4. Secondo tratto del periodo è la cosiddetta attività edilizia
Certamente degna di nota, perché più selettiva. Enumerando per ordine, anzitutto la nuova chiesa di Itoigawa completata nel marzo del 1974 e affidata alle cure di P. Bruno Fabbri. Il Centro Cattolico di Takada (6 luglio 1972) a completare la nuova Chiesa benedetta due anni prima (1970). Inoltre il riadattamento di Fukuzumi e nuova Chiesa su posto (28 marzo 1975). Sempre nello stesso periodo, inizio delle opere di Kashiwazaki con la costruzione dell’asilo Shirayuri, inaugurato come detto sopra nel giugno 1970 e successivamente abbellito e corredato da altre aule. Il complesso poi sarà completato nel 1983 con la costruzione della nuova chiesa dedicata a S. Antonio. Lavoro ben riuscito ed artisticamente attraente. Ed infine, da non dimenticare, la sistemazione delle opere sociali di Takada (Maria-En e Boshiryo), in un nuovo ed ampio edificio (1983-84). L’elenco finisce con la ricostruzione del nuovo Asilo di Itoigawa (a due piani) inaugurato nell’autunno del 1988.
è un lungo elenco, che non può enumerare tutte le singole opere minori, ma che testimonia la benedizione del Buon Dio su questo tratto di tempo e la cooperazione dei missionari e fedeli.
“Concordia aedificat!”
5. Terzo tratto: la venuta e la presenza delle Sorelle Clarisse nel distretto.
Esse avevano già ricevuto un primo invito dal vescovo diocesano Mons. G. Ito (vescovo a Niigata dal 1961 al 1984) di stabilirsi in diocesi. Il progetto prese corpo solo nel La presenza francescana bolognese
in Giappone
1985-86, quando le Sorelle si stabilirono per qualche tempo a Fukuzumi, in un ambiente provvisorio (1986-87). Di li passarono a Takada, dapprima ospiti nella casa loro offerta dal Sign. Kimura; infine, nel 1989 completato il nuovo convento e benedetto dal vescovo diocesano Mons. Francesco Sato, formarono la prima comunità di clausura non solamente della Diocesi di Niigata, ma sulla fascia del mare del Giappone. Sia i sacerdoti che I fedeli della Diocesi di Niigata in particolare il distretto di Nagaoka sono molto felici e grati per la presenza di vita contemplativa delle Sorelle Clarisse e cercano di provvedere in qualche modo alle loro necessità.
Ci sentiamo in dovere di mettere in risalto il legame concreto e continuo con la Madre Provincia di Bologna.
Abbiamo detto sopra della Pia Opera (la “Provvidenza dei Missionari”). Ai volti cari della Pia Opera vanno aggiunti i volti di tanti Superiori e confratelli che ci hanno visitato regolarmente. Si tratta delle visite periodiche dei vari Provinciali e degli incontri pressoché annuali con i confratelli venuti in Giappone per dettarci gli Esercizi Spirituali o per corsi di Formazione Permanente. Vorremmo ricordare in particolare gli Esercizi dettati alla comunità, il corso predicato dal Ven. P. Gabriele Allegra (del nov. 1975) da considerarsi quasi un Testamento Spirituale, essendo egli stato chiamato alla Casa del Padre di li a poco (gennaio 1976). Quanto ai Padri Provinciali ci piace enumerare le visite di P. Ernesto Caroli (1963 e 1965), di P. Salvatore Benassi (1972), di P. Giambattista Montorsi nel 1977 e nel 1980, come pure di P. Berardo Rossi (1984), di P. Gilberto Soracchi (1987) e di P. Giuseppe Ferrari nel 1993 e nel 1998.
Terzo periodo (1991-2006): consolidare nella continuità
All’inizio abbiamo detto che quest’ultima fase nella vita della Missione fu un periodo di consolidamento. In effetti, le opere continuano e si è cercato di essere attenti alle attese della comunità affidataci. Due comunque sono gli elementi a nostro parere, che indicano la nuova situazione: da una parte l’invecchiamento del gruppo dei missionari e dall’altra il nuovo quadro imposto dalla riorganizzazione della Provincia giapponese. Ridimensionare, cioè, per rispondere meglio alle necessità del lavoro.
1. Osservato questo, va detto che i missionari del distretto continuano con lo spirito di sempre
: essere operosi “finché il Signore ci dà vita” e nei limiti imposti dalle circostanze. Ad illustrare ciò basti ricordare quelle che sono state le caratteristiche del periodo. Anzitutto, una risposta concreta alle attese della società circostante.
Già fin dai tempi di P. Enrico Gozzi, come detto sopra, nei primi anni della Missione, si era entrati nell’alveo del sevizio sociale. Ora, in questi ultimi anni, sopratutto per iniziativa di P. Mario Canducci, parroco a Takada ormai da lunghi anni, ci si è rivolti all’assistenza degli anziani. Il detto Padre, dopo ripetuti sforzi e tentativi, finalmente nel 1987, riuscì ad acquistare il terreno ed edificio (sede di Liceo “Sekine”) e a raccogliere i fondi necessari per il riadattamento dello stabile da scuola a casa di riposo per anziani, chiamata “Sakura Seibo no Sono” (Giardino della Madre di Dio), il primo nella città di Joetsu, accanto alla chiesa di Takada. Si tratta di un vasto edificio a cinque piani, ampio e funzionale, che ospita oggi 174 pazienti, oltre a gruppi minori, divisi fra le sezioni della stessa istituzione come “Day Care”, “Care House” e così via. L’opera compie tutt’oggi 18 anni. é fiorente ed è sempre molto attiva. Sopratutto offre un esempio di assistenza adeguata alla categoria, stimolando anche le autorità civili a fare altrettanto.
2. Altra istanza sociale a cui si è cercato di rispondere è l’assistenza offerta ai cristiani provenienti dall’estero
(immigrati in Giappone). Come è risaputo, si tratta di immigrati da varie regioni dell’Est Asiatico e dall’America Latina. Infatti, forti stuoli di immigrati costellano un po’ tutto il Giappone ed anche la nostra regione di Niigata. Molto rappresentato da noi è il gruppo filippino. In maggioranza è composto da donne filippine sposate a giapponesi. Essendo di religione cattoliche esse sono state oggetto di cura pastorale sin dall’inizio, ossia sul finire degli anni ‘80 ad oggi. In alcuni centri del nostro distretto, questi cristiani immigrati formano quasi la meà degli effettivi della comunità cristiana. L’amalgamento con i cristiani locali richiede e richiederà tempo, ma è stato un bene inserirli nella comunità locale, conservando così la loro fede e iniettando nuove energie nel tessuto dei cristiani del posto. A tal fine fu una grande grazia l’arrivo di tre Suore Filippine (“Suore Francescane dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio”), giunte nel distretto nell’estate del 2006. La loro azione benefica e capillare in seno alle varie comunità di donne filippine disperse nei vari centri minori della campagna o anche della città ha permesso un rifiorire di vita cristiana, con beneficio delle comunità locali giapponesi.
3. Inoltre, un’ultima parola va detta sulla formazione degli adolescenti e dei giovani
Ogni anno, da trent’anni a questa parte, si tengono corsi regolari di formazione per la gioventù. Ricordiamo i campi-scuola estivi e stagionali per vari gruppi di età: scolari, studenti medi e giovani. Oltre a questo le assemblee annuali cristiani (nel 2008 se ne celebra la 34a edizione, questo per controllare il cammino percorso e lanciare nuovi programmi). L’assemblea generale dei cristiani del 1976 fu tenuta nella Pagoda Shoinji tra le montagne di Matsunoyama, dove è conservata una bella statua lignea cosiddetta Maria-Kannon del periodo delle persecuzioni.
4. Nel contesto di queste attività a favore della comunità cristiana
vogliamo ricordare un ultimo episodio. L’anziano Vescovo di Niigata, il francescano Mons. Francesco Sato, morto recentemente (il 2 gennaio 2005) dopo aver retto la Diocesi per 19 anni circa (1985-2004), ha sempre trovato compiacimento nel constatare l’ardore dei suoi confratelli. Non desta dunque alcuna meraviglia se l’ultimo gesto di benevolenza nei riguardi del gruppo francescano sia stato nel consentire alla costruzione del centro montano di S. Maria delle Nevi, alle falde del Monte Myoko, in località Shin-Akakura, a circa 700 metri d’altezza. Accanto a questo centro, in funzione dall’anno 2004, è sorta qualche mese dopo la bella ed attraente chiesa dedicata appunto a S.Maria delle Nevi. Essa è stata inaugurata il 3 maggio 2005. Presente una cospicua folla di fedeli e benedetta dal nuovo Vescovo di Niigata, Mons. Tarcisio Kikuchi Isao. Il complesso è circondato da un ampio parco e facilmente raggiungibile, grazie alla buona comunicazione stradale. Infine, dal 2006, accanto alla chiesa e alla Casa di accoglienza è sorta pure una pensione per anziani (Mi-kokoro no le) diretta da NPO (No-Profit Organization, Organizzazione senza scopo di lucro) dei cristiani del luogo.
Epilogo
1. Stendendo le note conclusive
di questo rapporto, ricordiamo i Frati elencati precedentemente. Anzitutto l’assottigliamento del gruppo dovuto alla scomparsa dei confratelli anziani. P. Gaudenzio Monti e P. Raimondo Camellini tornavano alla Casa del Padre nel corso del 1999. P. Salvatore Trevisani e P. Camillo Concari tornati in patria nel 2002, volavano al premio eterno nel dicembre del 2005. In questo ultimo periodo (dal 1990 in poi) il distretto ha cercato sopperire alla carenza di personale, accettando dietro proposta di Mons. Sato alcuni sacerdoti del Movimento Neo-Catecumenale, che hanno servito per alcuni anni sia a Takada come anche a Nagaoka. Congiuntamente, va ricordata pure la cooperazione di alcuni confratelli giapponesi, P. Gregorio Osada, membro del distretto dal 1971 al 1987 e di P. Gabriele Takemoto, in servizio a Nagaoka dal 1989 al 1992.
2. Un altro fenomeno atto ad illustrare la presente situazione è costituito dall’unificazione in atto della Provincia giapponese.
Il nostro distretto di Nagaoka era entrato a far parte della Provincia giapponese sin dal dicembre 1977. Da allora, per parecchi anni, il distretto aveva potuto mantenere una certa autonomia, almeno sino al Capitolo Provinciale del 1998. Da allora il distretto di Nagaoka è stato inserito nel convento regionale di Nagano. Così è successo anche per gli altri distretti vicini, ossia Toyama, Nagoya, e i distretti minori attorno a Nagano. Il nuovo gruppo assommava a 22 frati alle dipendenze di uno stesso superiore (P. Andrea Kiyonaga). Proseguendo nel processo di unificazione nel corso del 2002, il distretto filiale di Nagaoka trasferiva il suo cespite finanziario al centro di Tokyo, sotto diretto controllo della Provincia giapponese. Infine al capitolo regionale del settembre 2004, il sistema del convento regionale (con molte filiali minori) era rimpiazzato da un sistema più duttile.

Il distretto di Nagaoka tornava ad essere indipendente, con la denominazione di distretto filiale o succursale, sia pur sempre collegato al cosiddetto “blocco” di Nagano. Nello stesso Capitolo del settembre 2004 anche la denominazione del distretto cambiava e diventava “convento filiale di Joetsu”, con sede a Takada, la cui residenza e chiesa sono diventati proprietà dell’Ordine, avendo ceduto alla Diocesi di Niigata la proprietà della Chiesa e convento di Omote-machi (Nagaoka). I frati attualmente in servizio nel nuovo raggruppamento sono sei: P. Hubert Neiskamp, originario della Provincia di Sassonia e in servizio in Giappone dal 1966 e attuale superiore della casa filiale di Joetsu. Alla stessa casa filiale appartengono: P. Leone Bassi (Kashiwazaki), P. Bruno Fabbri (Nagaoka), P. Mario Canducci e fra’ Francesco Atarashi (Takada), P. Domenico Gandolfi (Itoigawa). Fra i membri dell’antico gruppo di Nagaoka non possiamo dimenticare il carissimo comprovinciale P. Samuele Stragliati, che dopo tre anni di servizio a Nagasaki (Motohara) è tornato nei pressi del distretto, assegnato alla parrocchia di Uozu, in vicinanza di Toyama, già antica missione dei Padri Romani. La parte finale del presente rapporto che copre circa cinquant’anni di storia della missione di Nagaoka può sembrare che descriva la fase conclusiva o discendente di un lungo periodo di attività. Il che, in certo senso, può esser anche vero, ma se il tutto è visto alla luce del cammino verso il Regno di Dio, lo sforzo di tutti questi anni, la dedicazione indiscussa dei singoli, la realizzazione di non poche opere, alcune veramente di rilievo e sopratutto la seminagione evangelica che ha condotto alla formazione di una comunità cristiana operosa ed efficiente, ci spinge ad innalzare un inno di lode e di ringraziamento al Datore di ogni bene ed a formulare un augurio di speranza fiduciosa per il futuro. In tutto questo dire si è parlato a lungo di opere e attività e poco, quasi nulla, della nostra vita spirituale, la vera energia e fonte dell’attività evangelica, pastorale, sociale ecc. Sappiamo che tutto questo è così naturale, come il sospiro nell’uomo è all’origine della sua vita senza che mai se lo faccia notare. Siamo sempre stati fedelissimi ai due raduni mensili, primi e terzi lunedì-martedì di ogni mese. Momenti di preghiere, riflessioni, studi, comunicazioni fraterne dei patimenti e delle gioie e tanta ricreazione dopo un piatto di spaghetti all’italiana e un buon bicchiere di vino nostrano. Restano volumi manoscritti dei verbali di quegli incontri e cronache degli avvenimenti principali della Missione. In futuro forse veri topi o “topi di archivio” potranno fare visita a queste vecchie carte. Abbiamo scorso quel materiale per mettere insieme queste scarse righe e speriamo di affidarle così come sono a confratelli italiani che ci vogliono bene.
A Laude di Cristo. Amen.
a cura di Fr. Domenico Gandolfi e Fr. Tarcisio Mario Canducci
La nascita della Chiesa in Giappone
Questa Chiesa il 24 novembre 2008 ha celebrato a Nagasaki la beatificazione di altri 188 martiri, (Pietro Kibe e compagni), che donarono la suprema testimonianza di fede nei primissimi anni del XVII secolo. Dal 1563, anno dell’arrivo del cristianesimo in Giappone, il numero dei fedeli in Cristo era andato aumentando, nonostante le proibizioni e i frequenti casi di martirio eseguiti in modo plateale. Gli studiosi affermano che intorno al 1612 i cristiani giapponesi erano almeno 650 mila unità o ancora di più: oltre il 5% della popolazione che in quegli anni si aggirava introno ai 12 milioni. Furono costruite chiese, erano sorti conventi, seminari, scuole, ospizi per orfani, ospedali, lebbrosari. La Chiesa si andava dilatando con la forza della carità e della novità del Vangelo. Intrighi di potere e lotte tra i principi giapponesi, di cui alcuni cristiani, ingerenze politiche internazionali e interessi commerciali da parte delle potenze europee (Spagna e Portogallo da una parte, Inghilterra e Olanda dall’altra) motivarono la persecuzione contro i giapponesi che avevano accolto e vivevano la novità del Vangelo. Con un editto del 1614 si rendeva pubblica la volontà di distruggere il cristianesimo: l’espulsione dei sacerdoti, religiosi e missionari, l’esilio a numerosi laici responsabili della catechesi e di comunità cristiane, la distruzione di tutti gli edifici costruiti. Ma la storia riservò una sorpresa, infatti, a 250 anni dall’inizio di questa persecuzione (anni sessanta del XIX secolo) gli “eredi” di quei martiri manifestarono che l’amore di Cristo era più forte delle torture, si presentarono in più di 15.000 in una neo costruita chiesa a Nagasaki. A titolo di cronaca le norme contro il cristianesimo furono abrogate, in seguito alle proteste dei paesi europei, nel 1873; con la Costituzione del 1946 il Giappone riconosce la parità di tutte le religioni, mettendo fine ad ogni forma di palese o latente discriminazione. Attualmente la Chiesa in Giappone ha molte e significative attività di promozione umana e di cultura anche se i cattolici sono circa il 4 per mille dell’intera popolazione di 127 milioni di abitanti.
In questo clima di consapevolezza di fede cristiana profondamente radicata il nostro Ministro provinciale, fr. Bruno Bartolini, è stato in visita ai nostri frati del Giappone per ricordare i 50 anni del gemellaggio tra la Diocesi di Niigata e la nostra Provincia di Cristo Re.
Francescani nel paese dove sorge il sole
Durante l'Anno Santo del 2000 il Santo Padre Giovanni Paolo II canonizzò i 29 Martiri della Cina del 1900. Una buona metà erano cinesi, per la maggior parte dell'Ordine Francescano Secolare e seminaristi, e l'altra metà erano stranieri, di cui tre frati della Provincia bolognese di Cristo Re: i vescovi Mons. Gregorio Grassi e Mons. Francesco Fogolla e p. Elia Facchini.
Questo momento di gioia e nuovo slancio missionario, dopo la lunga pausa della seconda guerra mondiale, ispirò dieci giovani frati bolognesi a partire per la Cina. Così pure i frati della Provincia Madre si sentirono impegnati a sostenere le due missioni della Cina: la Diocesi di Yütze dello Shansi e la Prefettura Apostolica di Siangtan dell'Hunan.
Purtroppo pochi anni dopo infuriò su quell'enorme subcontinente asiatico la bufera della rivoluzione comunista e tutti i missionari esteri furono improvvisamente espulsi dal territorio cinese.
Dal centro di raccolta di Hong Kong anche i missionari bolognesi, su direttiva del Delegato Generale per l'Estremo Oriente - p. Alfonso Schnusenberg - ripartirono negli anni '49 e '50 per varie regioni: Italia, Formosa (Taiwan), Papua Nuova Guinea e Giappone.
Nel drappello giapponese vanno ricordati i padri Enrico Gozzi, Ugolino Arcari, Gaudenzio Monti, Raimondo Camellini, Salvatore Trevisani e Camillo Concari, ormai tutti rientrati nella Casa del Padre.
L'impatto con la nuova situazione giapponese, dopo pochi giorni di orientamento a Tokyo, l'ebbero nell'isola dell'Hokkaido, all'estremo nord, dove i frati tedeschi della Provincia di Fulda lavoravano dal 1907. Le temperature d'inverno scendevano oltre 20 gradi sotto zero e gli edifici risentivano della povertà causata dalla guerra. Bisogna riconoscere che, nonostante mancasse loro ogni preparazione linguistica e culturale, seppero farsi tanto amare dalla gente del luogo e poterono condurre molti alla fede.
Nel 1956 la Provincia bolognese accettò da Propaganda Fide, con contratto venticinquennale, di provvedere all'attività apostolica nella Diocesi di Niigata, cosicché tutti i bolognesi si ritrovarono insieme nella cosiddetta Missione di Nagaoka, comprendente la parte meridionale della Diocesi di Niigata. Fu come un “accasamento” naturale e carico di entusiasmo.
Ad essi, in seguito, si aggiunsero p. Leone Bassi dall'Italia, p. Leone Lorenzi da Taiwan, p. Domenico Gandolfi da Hong Kong. Infine seguì, sull'onda del Concilio Vaticano Secondo, il gruppo più giovane, comprendente p. Beniamino Celli, p. Mario Canducci, p. Samuele Stragliati e p. Bruno Fabbri. Sei anni fa si aggiunse il confratello tedesco p. Hubert Nelskamp della Provincia di Sassonia, per più di 30 anni missionario nella zona di Osaka, attuale superiore della nostra Missione.
Nel corso di questi 50 anni i missionari hanno allargato la sfera dell'attività evangelica e pastorale dalle tre parrocchie originali alle attuali otto sotto la direzione del Vescovo di Niigata.
Stanno collaborando all'attività educativa con sei scuole materne, Yochien, le cosiddette scuole del sabato e della domenica per la gioventù, vari gruppi di boy scout, ecc.
La spiritualità francescana viene proposta specialmente attraverso le fraternità dell'Ordine Francescano Secolare presente in quasi tutte le parrocchie. Quanto all'attività di assistenza sociale, nella città di Joetsu dirigono due nidi d'infanzia, Hoikuen, con bimbi da zero a sei anni; un grande edificio con 22 appartamenti per altrettante famiglie di ragazze madri o comunque giovani madri con figli in difficoltà. Molto apprezzata anche la casa di riposo per anziani (147) non autosufficienti.
Dal 1980 per circa dieci anni la Missione assistette più di mille rifugiati vietnamiti, i cosiddetti “boat people”, nella grande casa marina di Kashiwazaki, usata fino ad allora come colonia marina per i bimbi e i giovani della Missione.
Due anni fa tre suore filippine dell'“Istituto Suore Francescane dell'Immacolata Concezione della Madre di Dio”, suor Malou, suor Cherry e suor Lina, iniziarono nella Diocesi di Niigata il loro prezioso lavoro sociale e apostolico a favore delle molte donne filippine spose di giapponesi. Esse si muovono in continuità da chiesa a chiesa, da casa a casa e aiutano le varie comunità e le famiglie a risolvere i loro problemi sociali, educativi e religiosi. Presenza capillare e molto efficiente di cui notiamo risultati incoraggianti. La presenza di tanti stranieri, specialmente venuti da paesi cattolici come le Filippine e paesi dell'America Latina, in pochi anni ha raddoppiato la popolazione cattolica del Giappone.
I sei frati “bolognesi” ora fanno parte della Provincia locale dei Santi Martiri giapponesi, che si estende su tutto il territorio nazionale, ma la loro presenza è tuttora localizzata nella Diocesi di Niigata e ci viene concesso di vivere una “vita comunitaria di fraternità in Missione”.
Ci sentiamo ancora molto legati alla Provincia madre di Bologna che è sempre stata molto generosa con la sua assistenza spirituale e finanziaria, specialmente attraverso l'Opera di Animazione Missionaria di Bologna, diretta ora dal p. Guido Ravaglia.
Il p. Bruno Bartolini, Ministro Provinciale dell'Emilia Romagna, dirigerà i nostri Esercizi Spirituali il prossimo novembre. Si prevede la partecipazione di vari confratelli e noi “bolognesi” ci presteremo a una traduzione istantanea. In quell'occasione vorremmo celebrare fraternamente e con semplicità il 50° della nostra Missione giapponese.
Non ci sono più con noi i frati delle due ex Missioni cinesi, ma anche noi guardiamo alle Olimpiadi sognando una prossima apertura della grande Cina all'attività e collaborazione missionaria dall'estero. Rivolgiamo preghiere ai Santi Martiri del 1900, perché provvedano a gettare nuovi ponti tra i due paesi così vicini e tuttora tanto lontani, Cina e Giappone.
fr. Mario Tarcisio Canducci, ofm
La fede fiorisce insieme ai ciliegi
Ecco alcune notizie dalla Missione in Giappone. Abbiamo passato un inverno (2008) molto nevoso, perché la prima nevicata è stata registrata ai primi di settembre e l'ultima il 6 marzo, ma è stato un nevicare, a dire di tutti, molto gentile perché nei luoghi abitati, tra una nevicata e l'altra, la neve non si è mai accumulata più di 80 centimetri, mentre sulle vicine montagne di Myoko, dalle numerose sciovie mete di appassionati sciatori dalle metropoli di Tokyo e di Osaka, si è rivelata una stagione favolosa. Nessuno si lamenta della neve qua. Anche noi ne abbiamo approfittato in Missione per tenere incontri e corsi di esercizi spirituali per la gioventù nella nostra casa alpina Akakura Sanso. La chiesetta dedicata alla “Madre delle nevi” (Yuki no Seibo) invita alla preghiera. La casa accanto Akakura Sanso è provvista di acque termali che fluiscono ininterrottamente dal vulcano spento Myoko. Preghiera-sciovie-acque termali, un trinomio ammaliante e ristorante per l'anima e il corpo!
Qui nella regione di Joetsu stiamo per celebrare il centenario della Chiesa di Takada, “matrice” delle altre sette Chiese della nostra Missione. In ricordo di questa grazia abbiamo deciso d'intraprendere l'allargamento della “Casa Sacro Cuore” (Mikokoro-so) per ragazze madri. Quest'opera fu iniziata più di 50 anni fa dal modenese padre Enrico Gozzi per le vedove di guerra. Le motivazioni e la composizione di queste famiglie sono cambiate secondo i tempi; passando attraverso il cosiddetto Sarakin (debiti con interessi esorbitanti) all'attuale gravissimo problema del cosiddetto DV (violenza domestica). Attualmente è ricoverata una madre con ben 7 figli e altre con 5 e 6 figli, impressionanti appelli materni forse per scuotere il cuore del coniuge.

Le strutture dell'edificio sono state concepite per madre e due figli. L'attuale edificio a tre piani ospita 20 famiglie ed è provvisto di nido d'infanzia. È sovraffollato e mancante di ambienti per lo studio e divertimento dei bimbi. Quattro anni fa acquistammo 360 m2 di terreno accanto all'edificio attuale. Su questo terreno il prossimo autunno aggiungeremo un nuovo edificio a tre piani. La fase di progettazione è già a buon punto e pare che Stato, Prefettura di Niigata e città di Joetsu contribuiranno con un aiuto finanziario di circa 45 milioni di yen (più o meno 282.000,00 euro). Ma il complesso verrà a costare più di 100 milioni di yen (all'incirca 629.000,00 euro). Tuttavia io non sono preoccupato perché so che i giapponesi sono molto generosi e accettano di collaborare per le attività assistenziali della Chiesa.
Nel giardino del Mikokoro-so ci sono ancora mucchi di neve. Anche in questo non c'è da temere perché le previsioni riguardo alla fioritura dei ciliegi Sakura assicurano che qui a Takada il 13 aprile si avrà il mankai (piena fioritura) e sarà un gran festa, il cosiddetto hana-mi che inizia in marzo nel sud del Giappone e finisce in maggio nel nord.
Qui con marzo finisce l'anno scolastico e si riparte l'8 aprile. È una prova non indifferente per i ragazzi che mirano alle scuole superiori e per le rispettive famiglie.
Sette catecumeni di preparano al Battesimo la Vigilia di Pasqua. Tra di essi ci sono anche tre papà giapponesi, sposati con donne filippine. Un buon segno di primavera dentro la Chiesa giapponese. Finora avevo avuto casi molto belli di giapponesi che, preparandosi al matrimonio con giovani donne filippine, avevano chiesto di battezzarsi prima del matrimonio. Il pensiero cui la futura consorte andava incontro lasciando paese nativo e famiglia e iniziando da capo dentro cultura e ambiente giapponese, tra la nuova famiglia dello sposo, induce sensibili giapponesi a fare questo grande passo. Per il momento non ho visto alcun caso di “rigetto” nella famiglie cristiane. I nuovi casi di conversione dopo anni di matrimonio sono una prova della bontà fondamentale di tali matrimoni misti. Questo buon risultato è dovuto in gran parte all'attività assistenziale e apostolica delle tre suore filippine Francescane dell'Immacolata Concezione della Madre di Dio, venute due anni fa dalle Filippine per aiutare tali famiglie nei loro bisogni concreti.
La nostra Missione si è resa garante del loro sostentamento economico e della preparazione tecnica. Suor Malou, la Superiora e suor Cherry vivono negli ambienti della Chiesa cattolica di Takada e servono le otto cristianità della nostra Missione, con un'attività molto varia sia nelle Chiese che nelle famiglie con una frequenza e un'intimità finora impossibili a noi missionari tradizionali esteri. Poi non si possono dimenticare i missionari laici . Ne abbiamo tre a Takada: l'italiana Chiara, la lituana Ala e il filippino Michael. Essi danno il loro provvidenziale contributo specialmente per la formazione della gioventù, in particolare per i ragazzi che in Chiesa chiamiamo Daburu, mentre normalmente la società chiama Hafu, cioè quelli di sangue misto.
Così con l'aiuto dello Spirito Santo e nonostante mezzi limitati cerchiamo di aprire nuove vie per una “Nuova Evangelizzazione” come amava dire il Servo di Dio Giovanni Paolo II. A lode di Cristo, Amen!
fr. Mario Tarcisio Canducci, ofm
Castelli sul mare
I primi Frati Francescani giunsero in Giappone del 1593 attraversando 2 Oceani, Atlantico e Pacifico, via Messico e le Filippine.
Il primo drappello, composto di Pier Battista Blanquez e 5 compagni, cresciuti nella Riforma di San Pietro d’Alcantara, erano poveri, colti, con buona conoscenza della medicina e dell’assistenza dei malati. I frati, come i grandi navigatori di quel tempo, usavano i cosiddetti Galeoni, che stazzavano poco più di 700 tonnellate.
Ma ai Giapponesi, abituati ad imbarcazioni più modeste, dovevano sembrare enormi, tanto che li chiamavano “castelli sul mare”. Fatiche e pericoli, in quei viaggi erano all’ordine del giorno.
Ma nulla tratteneva questi intrepidi seguaci di S. Francesco.
Sbarcati a Dirado, viaggiavano a piedi, come si faceva allora, a grandi tappe, attraverso Nagasaki, Yamaguchi, Osaka, dove la presenza dei Missionari Gesuiti era vivace.
Percorrendo circa 1000 km, arrivarono a Kyoto, dove presentarono allo “Shogun” Hideyoshi le lettere credenziali del Governatore delle Filippine.
Hideyoshi come ricompenso, concesse loro un grande apprezzamento di terreno al centro della città.
I frati vi costruirono subito sopra la Chiesa dedicata, come vuole la tradizione francescana, a S. Maria degli Angeli e un
convento che subito attirò la curiosità della gente di Kyoto, perché era 2 piani. Ma ancor più famosi divennero in città i 2 ospedali (uno per uomini e l’altro per donne) ai 2 lati del convento, dove venne praticata per la prima volta a Kyoto la medicina europea.
Ma tale attività, evidentemente benefica, non riscosse l’approvazione del governo di allora, rappresentato dallo Shogun Hideyoshi e dai bonzi che temevano oltremodo l’intervento delle potenze europee e l’influenza del cristianesimo, che pure non conoscevano. Il risultato fu veramente impietoso e crudele. I 6 frati e 17 francescani secolari, allora chiamati “HIMONOKAI” (Associazione del cordone), furono presi subito dopo il Natale del 1596. Tagliato loro l’orecchio sinistro, furono messi alla berlina per la città di Kyoto, Osaka e Sakai.
Hideyoshi aveva ordinato di tagliare loro anche il naso, ma gli esecutori non si sentirono di farlo.
Il mese di gennaio li vide camminare per i sentieri scoscesi del Giappone fino a Nagasaki, dove li attendevano le 26 croci di differenti misura, tanto che quando il piccolo Antonio di 12 anni trovò la “sua” croce ne fu molto felice, gridando “PARADISO”. Questo particolare minuzioso sta a dimostrare la straordinaria capacità amministrativa del Giappone quando gli ordini venivano emanati a Kyoto ed eseguiti a quasi 1000 km di distanza, in tempi quando evidentemente i telefonini non trillavano.
Le 26 croci sulla collina di Nishizaka, sopra il porto di Nagazaki, volevano essere un ammonimento al cristianesimo, che veniva dall’estero, di non interferire nelle cose interne del Giappone.
Ma sia Hideyoshi che il governo BAKUFU, organizzato dal nuovo Shogun Tokugawa, non conoscevano la capacità di sopportazione e la resistenza della Croce.
In Giappone seguirono subito altri gruppi di frati che camminavano sempre 2 a 2, scalzi e frettolosi. Durante il periodo di formazione erano stati animati a seguire la norma: “in solitudine Deum quaerere et in medio populi salutem operare” (ricercare Dio nella solitudine e portare la salvezza in mezzo al popolo) salvezza amministrata, come faceva Gesù, con l’annuncio della parola e la guarigione dei malati.
Nel secolo drappello c’era anche lo spagnolo Luis Sotelo, figura straordinaria di missionario, che allargò la sfera evangelizzatrice prima a Tokyo, allora chiamato Edo, e poi spingendosi nella regione di Tohoku a Nord del Giappone.
L’infaticabile Sotelo, secondo lo stile francescano, costruì a Edo nella zona di Asakusa un ospedale divenuto subito famoso. Tant’è vero che il principe Date Masumane di Sendai, vi comparve per chiedere a P. Sotelo di curare la sua concubina più amata nella residenza di Edo.
Così inizio la relazione di profonda amicizia e fiducia tra i due uomini di così differente estrazione culturale.
Date e Sotelo. Questa stessa combinazione ha qualcosa di straordinario! Da quel giorno in poi Sotelo ebbe passaggio libero nella residenza di Date a Edo e anche il permesso d’iniziare la catechesi cristiana tra i residenti del palazzo.
La prima a ricevere il battesimo fu la stessa figlia sedicenne di Date chiamata Iroha – Hime (con la acca fortemente pronunciata) che a 8 anni era stata promessa sposa al principe Matsudaira Tadateru, sesto figlio di Tokugawa Yeyasu. Altra Personalità di rilievo a ricevere il battesimo fu Amakasu Uemon, samurai della casa Uesugi, che si era trasferita da Kasuga (Takada) a Yonezawa.
Date e Sotelo si trovarono subito d’accordo sul piano avventuroso ma fattibile, come i fatti provarono, d’inviare un’ambasciata alla corte spagnola e al Papa Paolo V a Roma. Ma innanzitutto occorreva costruire con il permesso di Tokugawa, un Galeone, capace di attraversare l’Oceano Pacifico. E questo fu fatto in un solo anno di lavoro di bravissimi falegnami giapponesi, sotto la direzione di P. Sotelo. Il primo Galeone “Made in Japan” fu battezzato “S. Giovanni Battista”. Con il benestare di Tokugawa salpò nel 1613 dal porto di Tsuki No Ura a Matsushima lla volta di Acapulco nel Messico, che allora veniva chiamato Nueva España. Grande Capitano era P. Sotelo, capo dell’ambasciata il nobile Hasekura Tsunenaga più un complesso di 150 persone, compresi marinai e inservienti.
L’anno dopo 1614 la principessa Iroha faceva l’entrata nel castello di Takada come sposa del Principe Matsudaira Tadateru, sesto figlio del grande Shogun Tokugawa Yeyasu. L’andamento iniziale di queste 2 imprese riguardanti Date e Sotelo, si sviluppò con buon successo.
I due principi, Tadateru e Irohu, iniziarono la loro felice vita nel confortevole castello di Takada. Alcuni indizi fanno pensare che lo stesso Tadateru si sia convertito al Cristianesimo. Infatti il capitano Cook nel diario di bordo della sua nave inglese riferisce che il Principe Tadateru divenne “membro di una religione straniera”, mandando così il papà Yeyasu su tutte le furie.
D’altra parte il viaggio dell’Ambasciata ad Acapulco, Madrid e Roma, con soste in varie città della Spagna e dell’Italia, riscosse grande interesse nella società europea, con aspetti romantici e sociali che qui non sto a ricordare, causa la natura e i limiti di questo articolo.
Purtroppo intrighi, sia presso la Corte di Spagna come presso la Curia Romana, misero in cattiva luce le intenzioni di P. Sotelo e di Hasekura Tsunenaga; sicché il loro ritorno fu deliberatamente rallentato di 3 anni. Quando poi la nave entrò in un porto dell isola Shikoku, i due furono subito presi dall’amministrazione Tokugawa, il contenuto della nave confiscato e i due capi dell’ambasciata sbrigativamente eliminati, il P. Sotelo fu bruciato al palo a Hasekura fu decapitato perché era aristocratico. Qualcosa di simile al martirio di S. Pietro e S. Paolo a Roma.
Il machiavellico Tokugawa aveva risolto ancor più velocemente il caso Tadateru – Iroha, ordinando la separazione dei due dopo 2 anni di matrimonio, inviando il figlio a fare vita da eremita tra le montagne di Suwa e la nuora in un monastero di suore buddiste a Sendai.
La morsa Tokugawa si faceva sempre più irresistibile. Nonostante ciò Date concedeva una certa libertà religiosa nel suo territorio, tant’è vero che il terziario francescano Luid Amakasu Uemon nel giro di una decina d’anni riuscì a convertire più di 3000 persone nella zona di Yonezawa. Anche quando le sporadiche visite dei missionari finirono per spegnersi, 53 di loro, con la famiglia Amakasu in testa diedero l’estrema testimonianza del martirio il 12 gennaio 1629. Nelle cronache del tempo si dice che la gente del luogo non cristiana, si prostrò davanti ai militari chiedendo che risparmiassero i cristiani, perché non avevano fatto alcun male, anzi erano cittadini esemplari.
Ma a nulla servì questa testimonianza singolare e i 53 di Yonezawa furono passati alla spada, così che la neve divenne rossa per il loro sangue. La testimonianza luminosa dell’intrepido samurai francescano Amakasu, della sua famiglia e dei terziari francescani che composero il gruppo dei martiri di Yonezawa, fu sfavillante il 24 novembre 2008, quando essi, in un tutt’uno con gli altri martiri (188 in tutto) furono beatificati a Nagazaki.
Dopo il martirio del 1640 iniziò la lunga notte del così detto “Sakoku”. Chiusura ermetica del paese per più di due secoli.
Il 1907 fu l’anno che vide il ritorno ufficiale in Giappone dei Francescani, rappresentati questa volta dai Padri Berti e compagni canadesi da una parte e dall’altra dai P.Kinold e compagni della Provincia tedesca di Fulda.
Caso curioso, ai tedeschi fu affidata la grande isola Nord dell’Hokkaido e ai canadesi la zona meridionale di Kagoshima. Così, in tempi difficili, tra le due guerre mondiali, questi frati si allargarono pian piano in varie parti del Giappone, recandosi fino in Corea.
Il nuovo arrivo massiccio dei francescani in Giappone avvenne nella seconda metà del 1900, quando il governo comunista s’impose in Cina e la maggior parte dei missionari esteri furono espulsi da quel paese subcontinentale.
La presenza francescana espressa in 12 distretti ( 3 dei quali radicati nelle Province Italiane di Bologna, Roma e Venezia ) su tutta l’area del Giappone, con più di cento parrocchie, portò a una primavera di svariate attività.
Molto importanti furono il nuovo seminario Maggiore S. Antonio di Seta, l’Istituto Biblico dedicato alla traduzione della Bibbia dai testi originali e la scuola di lingua giapponese per i missionari esteri, tutti a Tokyo.
Nel 1971 questi 12 distretti missionari furono costituiti in un unica Federazione. Essa poi nel 1977 fu trasformata definitivamente nella Provincia dei Santi Martiri Giapponesi, che ora conta più di 30 anni di vita.
Queste ultime tre sono indubbiamente ulteriori tappe importanti del cammino pluricentennale dei frati in Giappone.
In questi ultimi anni tutti i frati in Giappone insieme con i membri della grande Famiglia Francescana, hanno pregato insistentemente perché la “Forma Vitae” francescana segni un ulteriore slancio della Provincia verso i nuovi compiti e le nuove sfide del 2000.
fr. Mario Tarcisio Canducci, ofm
I MARTIRI DEL ’900 E I NUOVI PONTI
Durante l’Anno Santo 2000 il Santo Padre Giovanni Paolo II canonizzo i 29 Martiri della Cina del 1900. Una buona metà erano cinesi, per la maggior parte dell’Ordine Francescano Secolare e seminaristi, e l’altra metà erano esteri, di cui tre frati della Provincia Bolognese di Cristo Re, i due Vescovi Mons. Gregorio Grassi, Mons. Francesco Fogolla e P. Elia Facchini.
Questo momento di gioia e nuovo slancio missionario, dopo la lunga pausa della seconda guerra mondiale, ispirò a dieci giovani frati bolognesi a partire per la Cina. Così pure i frati della Provincia Madre si sentirono impegnati a sostenere impegnati a sostenere le due missioni della Cina: la Diocesi di Yutse dello Shansi e la Prefetture Apostolica di Shang Tan dell’Hunan.
Purtroppo pochi anni dopo infuriò su quell’enorme subcontinente asiatico la bufera della comunista e tutti i missionari esteri furono improvvisamente espulsi dal territorio cinesi.
Dal centro di raccolta di Hong Kong anche i missionari bolognesi, fatto consiglio con i Delegato Generale per l’Estremo Oriente, P.Alfonso Schunsenberg, ripartirono negli anni ’49 e ’50 per varie regioni: Italia, Formosa (Taiwan), Papua Nuova Guinea e Giappone. Nel drappello giapponese vanno ricordati i Padri Enrico Gozzi, Ugolino Arcari, Gaudenzio Monti, Raimondo Capellini, Salvatore Tresivani e Camillo Concari, tutti rientrati nella Casa del Padre. L’impatto con la nuova situazione giapponese, dopo pochi giorni di orientamento a Tokyo, l’ebbero nell’isola estremo nord dell’Hokkaido dove i frati tedeschi della Provincia di Fulda lavoravano dal 1907. Le temperature scendevano oltre 20 gradi sotto zero e gli edifici risentivano della povertà causata dalla guerra. Bisogna riconoscere che, nonostante mancasse loro ogni preparazione linguistica e culturale, seppero tanto farsi amare dalla gente del luogo, che poterono condurre molti alla fede.
Nel 1956 la Provincia Bolognese accettò da Propaganda Fide con contratto venticinquennale di provvedere all’attività apostolica nella Diocesi di Niigata, così che tutti i Bolognesi si ritrovarono insieme nella così detta Missione di Nagaoka comprendente la parte meridionale della Diocesi di Niigata. Fu come un “accasamento” naturale e carico di entusiasmo.
Ad essi, in seguito, si aggiunsero i Padri Leone Bassi Dall’Italia, P. Leone Lorenzi da Tawain, P. Domenico Gandolfi da Hong Kong. Infine seguì, sull’onda del Concilio Vaticano Secondo, il gruppo più giovane, comprendente i Padri Beniamino Celli, P. Mario Canducci, P. Samuele Stragliati e P. Bruno Fabbri. Sei anni fa si aggiunse il confratello tedesco P. Hubert Nelskamp della Provincia di Sassonia, per più di 30 anni missionario nella zona di Osaka, attuale superiore della nostra Missione.

Nel corso di questi 50 anni i missionari hanno allargato la sfera dell’attività evangelica e pastorale dalle tre parrocchie originali alle attuali otto parrocchie sotto la direzione del Vescovo di Niigata.
Stanno collaborando all’attività educativa con sei scuole materne, Yochien, le così dette scuole del sabato e della domenica per la gioventù, vari gruppi di Boy Scout ecc.
L’impronta francescana viene inculcata specialmente nelle fraternità dell’Ordine Secolare presente in quasi tutte le parrocchie. Quanto all’attività di Assistenza sociale, nella città di Joetsu dirigono due nidi d’infanzia, Hoikuen, con bimbi da zero a sei anni; un grande edificio con 22 appartamenti per altrettante famiglie di ragazze madri o comunque giovani madri con figli in difficoltà. Dal 1980 per circa dieci anni la Missione assistette più di mille vietnamiti, i così detti “boat people”, nella grande casa marina di Kashiwazaki, usata fino allora some colonia marina per i bimbi e i giovani della Missione.
Due anni fa tre suore filippine dell’”Istituto Suore Francescane dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio”, Sr. Malou, Sr. Cherry e Sr. Lina iniziarono il loro prezioso lavoro sociale e apostolico a favore delle molte donne filippine spose di giapponesi. Esse si muovono in continuità da a chiesa a chiesa, da casa a casa e aiutano le varie comunità e le famiglie a risolvere i loro problemi sociali, educativi e religiosi. Presenza capillare e molto efficiente di cui notiamo risultati incoraggianti. La presenza di tanti esteri, specialmente venuti da paesi cattolici come le Filippine e paesi dell’America Latina, in pochi anni ha raddoppiato la popolazione cattolica del Giappone.
Molto apprezzata anche la casa di riposo per anziani (147) non autosufficienti.
I sei frati “bolognesi” ora fanno parte della provincia locale dei Santi Martiri Giapponesi, che si estende su tutto il territorio nazionale. Ma la loro presenza è tuttora localizzata nella Diocesi di Niigata e ci viene concesso di vivere una “vita comunitaria di fraternità in missione”.
Ci sentiamo ancora molto legati alla Provincia Madre di Bologna che è sempre stata molto generosa con la sua assistenza spirituale e finanziaria, specialmente attraverso l’Opera di Animazione Missionaria di Bologna, diretta dal P. Guido Ravaglia.
Il P. Bruno Bartolini dirigerà i nostri Esercizi Spirituali il prossimo novembre. Si prevede la partecipazione di vari confratelli giapponesi e noi “bolognesi” ci presteremo a una traduzione istantanea. In quell’occasione vorremo celebrare fraternamente e con semplicità il 50esimo della nostra Missione giapponese.
Non ci sono più con noi frati delle due ex missioni cinesi, ma anche noi guardiamo alle Olimpiadi cinesi sognando una prossima apertura della Grande Cina all’attività e collaborazione missionaria dall’estero. Rivolgiamo preghiere ai Santi Martiri del 1900, perché provvedano a gettare nuovi ponti tra i due paesi così vicini e tuttora tanto lontani, Cina e Giappone.
fr. Mario Tarcisio Canducci, ofm