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La missione dei Francescani
  1. Il cristiano è chiamato, quale discepolo di Gesù, a seguirlo e ad annunciarlo, in quanto è consacrato per mezzo del battesimo e inviato agli altri: “Chi ha incontrato Cristo, non può conservarlo per se stesso, deve annunciarlo”(Novo Millennio Ineunte 40). Sia nell’Antico, che nel Nuovo Testamento Dio invia gli uomini che lo ascoltano ad annunciare la sua Parola.
  2. Il cristiano, sia laico che consacrato, può riconoscere la propria vocazione al servizio attraverso la comunione con Dio (contemplazione) per condividerla con gli uomini (missione); vive la comunione ecclesiale come segno e testimonianza di un mondo nuovo e fraterno (missione).
  3. Il cristiano prende coscienza che la vocazione missionaria è anzitutto appello e iniziativa di Dio, e non un progetto individuale ed è risposta personale alla voce del Signore.
  4. Missione dei Francescani
  5. Il cristiano riceve l’esortazione di San Francesco che dichiara: “Consideriamo la nostra vocazione. Dio, nella sua misericordia, ci ha chiamati non solo per la nostra salvezza, ma anche per quella di molti altri. Andiamo dunque per il mondo, esortando tutti con l’esempio più che con le parole, a fare penitenza dei loro peccati e a ricordare i comandamenti di Dio”(Leggenda dei 3 Compagni, 36).
  6. Il missionario francescano è inviato da una Fraternità quale dono ad un’altra Fraternità e opera non in nome proprio, ma in nome di Qualcun altro.
  7. Il missionario francescano va in un’altra Fraternità che lo accoglie e rafforza, con la sua stessa presenza, i legami fraterni, all’interno della comunità religiosa e verso la Chiesa e il mondo. I frutti della missione del singolo trovano le proprie radici nell’intera Fraternità e di essa sono espressione.
  8. Il missionario francescano nel suo vissuto quotidiano si trova a coniugare la fede in linguaggi e culture diverse, diviene egli stesso un ponte fra Chiese sorelle: da un lato ha bisogno di trovare in sé lo spirito di adattamento e dall’altro stimola l’accoglienza e la creatività da parte della Chiesa in cui opera.
  9. Le Fraternità missionarie hanno un volto internazionale e sono segno di profezia prefigurando una società di pace, di dialogo, di armonia di fronte alle tante situazioni di ingiustizia, di violenza e di guerra.
  10. Il cristiano è chiamato a essere missionario nella realtà in cui vive (nella città, nel condominio, sul posto di lavoro, a scuola…) facendosi prossimo a coloro che non credono ancora in Cristo, a coloro che sono lontani dal Cristo e presso i quali la Chiesa è ancora una dimensione sconosciuta e la cui cultura non è ancora impregnata dal vangelo.
  11. Il missionario francescano costruisce il Regno di Dio nel cuore degli uomini, porta Dio alle persone e le persone a Dio, perché la pace offerta e realizzata è già segno visibile del Regno.

 

La Storia
Le origini: San Francesco, homo apostolicus
San Francesco d'Assisi (1181-1226), durante il cammino di conversione che lo condurrà ad abbracciare il Cristo povero e a vivere il vangelo alla lettera, aveva sentito la voce del crocifisso di San Damiano che gli aveva detto: "Va', ripara la mia casa", e aveva ascoltato alla Porziuncola il passo dell'invio in missione dei 72 discepoli di Gesù che gli aveva fatto esclamare: "Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!"
San Francesco si dedicò tutta la vita ad annunciare la Parola del Vangelo e ardeva di un intrattenibile desiderio del martirio. San Francesco è il primo fondatore di un ordine religioso che nella Regola riserva un capitolo all'evangelizzazione missionaria.
Figure di evangelizzatori francescani
  • Raimondo Lullo, laico e animato da una spiritualità francescana si diede premura di fondare nel 1276 un convento a Miramare nell'isola di Maiorca, dove i frati potevano studiare la lingua e la cultura araba, per favorire la conoscenza, il dialogo con il mondo mussulmano. Raimondo, infatti voleva un rinnovamento cristiano e l'unione di tutte le genti alla Chiesa di Roma. Egli stesso predicò in Spagna, nell'Africa del Nord e a Cipro. Concluse la sua vita a causa delle percosse ricevute perché testimone del vangelo in quel di Tunisi.
  • Fra Giovanni da MontecorvinoFra Giovanni da Montecorvino: il primo evangelizzatore medievale della Cina. "Ho visitato gran parte dell'India e ho preso delle informazioni sui luoghi che ho potuto vedere. Ho constatato che la predicazione della fede sarebbe molto fruttuosa i mezzo a questi popoli e ce sarebbe molto desiderabile che un certo numero dei nostri frati venisse a portare il contributo della loro parola."
    "Ho imparato abbastanza la lingua e la scrittura dei Tartari e già ho tradotto in quella lingua tutto il Nuovo Testamento ed il Salterio che feci scrivere nella loro bellissima lingua. Li ho con me, li leggo e li commento in privato e in pubblico quasi in testimonianza delle leggi di Cristo". (1305)

     

  • Fra Pietro di Gand. Fra Pietro, fratello laico fu amico degli Indios messicani. Approfondì l'idioma dei nativi ed usò caratteri geroglifici, si occupò dell'affrancamento degli indigeni dalla schiavitù, della loro formazione umana e cristiana. Li educò anche alle arti, insegnando loro la musica e la costruzione degli strumenti musicali e riuscì a inculturare il cristianesimo nelle espressioni popolari e nelle danze rituali. Li educò a nuove tecniche agricole per la coltivazione della terra e li introdusse al commercio; costruì ospedali, chiese e scuole.
  • Fra Gabriele AllegraPadre Gabriele Allegra, fu missionario in Cina fin dal 1931, mettendo in atto il suo proposito giovanile "Andrò in Cina per tradurre la Sacra Scrittura". Cominciò la traduzione della Bibbia nel 1935 e terminò l'Antico Testamento, da solo, nel 1944, l'anno successivo fondò lo Studium Biblicum a Pechino con quattro altri frati a motivo della Rivoluzione maoista lo Studio fu trasferito a Hong Kong, fu sede di scuola biblica e di lingua cinese per i nuovi missionari. Era un uomo di profonda preghiera, uno studioso, attento alle necessità del mondo, infatti fu lui che nel 1945 mediò i primi contatti tra i Giapponesi e gli Americani, per giungere alla pace.

 

 

Il percorso di evangelizzazione in Africa

Nella seconda parte del 1800 e per tutto il 1900 i frati delle province europee seguirono le vie dei loro governi nazionali e fondarono conventi nei diversi territori del continente africano. Nel 1982 l'allora ministro generale John Vaughn diede nuovo slancio alla presenza africana in Africa, invitando i frati ad aderire al progetto Africa, da questa iniziativa sono sorte in breve nuove fondazioni che hanno la caratteristica di riunire frati provenienti da province religiose diverse.

 

Lo Spirito
Per i frati minori, la missione - prima di essere qualcosa che si fa - è la ragione per la quale si è.
DVD: Misit vos in universo mundo - Antoniano Ma che cosa spinge un francescano a diventare missionario? La volontà di darsi completamente a Dio, di abbracciare la fede, accoglierla senza timore, implica necessariamente anche l'attività missionaria? È sufficiente chiedere ai missionari francescani tutti che cosa li ha motivati a spingersi nelle periferie del mondo abitate dal bisogno e dalle lacerazioni sociali, e la risposta sarà sempre la stessa: non siamo noi a scegliere di divenire missionari, è Dio che ci ha scelto.
Sono i luoghi, i paesi, le culture, le religioni, le genti, i bambini, gli anziani, i poveri, i malati, nelle condizioni di disagio più assolute ed estreme - a volte inimmaginabili per noi - a scegliere noi, a far sì che un francescano sia "un uomo di dialogo, un uomo creatore di ponti, un uomo che va incontro all'altro".
La presenza francescana nel mondo è dialogare e collaborare a stretto contatto con la popolazione palestinese e con gli ebrei dello Stato d'Israele, con i monaci buddisti dell'estremo Oriente, spingersi nel cuore impenetrabile dell'Amazzonia e difendere la Terra degli Indios insieme a loro, servire i bambini e gli anziani tra le nevi e il freddo della severa Siberia, promuovere la vita di tante giovani comunità cristiane in Africa, aiutare i poveri e i senzatetto nel cuore di tante metropoli del nord del mondo, evidentemente non solo opulente.
Sui progetti missionari dell'Ordine è stato realizzato dall'Antoniano di Bologna un DVD (Misit vos in universo mundo) reperibile presso il nostro Centro.

 

Progetti Missionari dell'Ordine
A cura del Segretariato per l’Evangelizzazione
Il capitolo generale del 1997 esortava i frati a mantenere in vita e a promuovere progetti missionari a livello di tutto l’Ordine, dando priorità a quelli che hanno una tradizione e un’attualità, come nel caso del Marocco. Si invitavano le conferenze e le Province ad assumere la responsabilità di progetti specifici. Negli anni successivi non è mancata la generosa risposta agli appelli per i progetti missionari dell’Ordine: dal ’97 al 2001, 51 Province hanno dato 115 volontari, specialmente durante l’anno giubilare, inoltre abbiamo continuato a rafforzare tutte le nostre presenze in Africa.
Myanmar
MyanmarI frati sono presenti in Myanmar stabilmente dall’inizio del 2005 per vivere a contatto con la gente comune e offrire un luogo di accoglienza ai giovani del paese interessati a sperimentare la vita frnacescana. La fraternità è costituita da religiosi provenienti da diversi paesi sempre del Sud-est asiatico e si trova alla periferia di Yangon.
Accanto alla diffidenza verso il cristianesimo, difficilmente tollerato, vi è anche una situazione politica piuttosto pesante dovuta a una dittatura militare che incide sulle possibilità di testimonianza del vangelo.
Marocco
MaroccoSi è studiato un progetto per ridare vitalità alla presenza francescana in questa terra. Il primo passo è stato l’invio di una lettera a tutti i frati dell’Ordine (Pentecoste 1999), nella quale si esortavano coloro che per ispirazione divina si sentivano chiamati ad offrire la loro disponibilità. La risposta è stata generosa: provenienti da vari continenti, sono attualmente presenti nella Federazione 12 nuovi frati; costoro hanno seguito un corso previo di formazione di 6 mesi, anche con l’aiuto della fraternità internazionale di Bruxelles.


Fondazione Russia - Kazakistan
RussiaA 10 anni dalla fondazione del progetto, i frati appartenenti alla fondazione si sono riuniti presso la Curia Generale (gennaio 2002) per valutare gli obiettivi della loro presenza e hanno preso alcune decisioni in specifico riguardo all’ Implantatio Ordinis con la creazione di un gruppo di frati dediti all’animazione vocazionale e alla formazione. Attualmente la Fondazione è composta di 15 frati (9 in Russia e 6 in Kazakistan), altri candidati missionari si stanno preparando. Nel luglio 2002 è stata eretta la casa di Postulandato a Novosibirsk (Siberia). Prezioso il contributo della Provincia della Corea del Sud.
Fondazione Thailandia
ThailandiaAlla fine del 2000 è stato deciso di riorganizzare la Fondazione. Questa rimane un progetto internazionale dipendente dal Ministro Generale, che ha affidato la responsabilità dell’accompagnamento ai ministri provinciali dell’Indonesia e dell’India, anche per ribadire il carattere internazionale della nostra presenza. Attualmente sono presenti 4 frati: 2 indonesiani, 1 brasiliano, e 1 indiano; si stanno preparando un indonesiano e un polacco.




Progetto Cina
CinaNel novembre del 2000 sono stati approvati gli statuti peculiari del progetto, con i quali si indicano gli obiettivi e la composizione, si è chiarita la funzione del “China Office” e si è rinnovata la richiesta di rafforzare la vita fraterna inviando nuovi missionari, attualmente la fraternità internazionale è composta di 9 frati: 3 italiani, 2 giapponesi, 2 nordamericani, un coreano e un polacco; si sta preparando un frate polacco specialista in sacra scrittura per lavorare presso i “Biblicum” di Hong Kong.



Progetto Ucraina
UcrainaLe tre fraternità che dipendevano dal ministro generale ora fanno parte della Custodia di San Michele Arcangelo. La fraternità di rito bizantino di Ternopil, dipendente dalla provincia di Katowice, è composta da 15 frati (4 professi solenni e 11 professi temporanei), 4 novizi e 5 postulanti. Per il momento la formazione viene realizzata in Polonia, per il futuro si dovrà provvedere alle strutture necessarie per una formazione adeguata in Ucraina.




Fraternità Internazionale di Bruxelles
BruxellesUfficialmente fondata il 4 ottobre del 2000, per assicurare una formazione adeguata a frati che in quanto missionari, entreranno a far parte di fraternità internazionali che sorgono, a seguito dei diversi progetti missionari, nelle diverse parti del mondo. Attualmente la fraternità è composta da 6 frati provenienti da diversi continenti, tutti con un’esperienza missionaria alle spalle. Costoro si impegnano ad offrire un accompagnamento personalizzato, con incontri e lezioni in francese e in inglese, ai confratelli che stanno per recarsi in missione o che vivono un periodo di aggiornamento o di revisione. Questi periodi offrono inoltre un’ulteriore possibilità di discernimento sulla vocazione missionaria. La formazione a Bruxelles è di carattere generale di base e dovrà essere completata con una formazione specifica a livello locale. Per quanto possibile la fraternità vuole essere anche una nuova forma di presenza nel cuore dell’Europa: a Bruxelles hanno sede moltissimi uffici dell’Unione Europea e sono migliaia gli stranieri, europei e non, che vi lavorano. L’inizio dell’esperienza è stato incoraggiante con un inserimento graduale nella Chiesa e nella realtà sociale. Si sono accolti alcuni gruppi di frati per la preparazione alla missione e un gruppo di giovani laici pronti per un’esperienza di volontariato in missione.
Fraternità internazionale per il dialogo ecumenico e interreligioso di Istanbul
IstambulIn questa città i frati minori sono presenti da secoli, in specifico i frati della Provincia Toscana hanno continuato ad assicurare la nostra presenza. Dall’inizio del 2003 alcuni frati provenienti da diverse nazioni si sono resi disponibili per un progetto che vuole rispondere a un’esigenza del nostro tempo: la fraternità si caratterizza per l’inserimento nella Chiesa locale e per la promozione del dialogo interreligioso ed ecumenico. Quello religioso, infatti, è un ambito in cui le tensioni sono più profonde e laceranti, per questo, come frati, richiamandoci al nostro carisma, dobbiamo cercare di creare spazi di incontro e di comprensione reciproca.
Verso nuove fondazioni
NairobiLe nuove fondazioni riguardano soprattutto il continente africano, in quanto lì l’Ordine sta crescendo numericamente e i frati si stanno impegnando seriamente per inculturare il carisma francescano in diversi stati, nonostante l’ambiente non facile e gli avvenimenti politici e militari ostacolino non poco la vita delle popolazioni. Nel giugno del 2006 si è resa concreta la possibilità di essere presenti in Sudan e in Namibia.




Per ulteriori informazioni si può consultare il sito dell’Ordine: www.ofm.org

 

Progetto Myanmar
Myanmar Ti invitiamo a entrare in un piccolo chiostro che sta venendo alla luce alla periferia di Yangon in Myanmar: è la prima presenza francescana nel paese. La giovane comunità di Yangon, provenienti dalle Filippine e dal Vietnam. Due compiti impegnativi li attendono, oltre a quello di imparare la lingua nazionale: aiutare la Chiesa locale nel dialogo con la religione buddista che è maggioritaria e far conoscere San Francesco per il quale la diversità non ha mai costituito una barriera, ma una ricchezza.
La situazione del Myanmar anche dal punto di vista politico non è semplice in quanto, da alcuni anni è al potere un regime militare.
La necessità più immediata che i frati stabilitisi a Yangon si trovano ad affrontare è quella di avere una casa che possa accogliere anche le nuove vocazioni, che per la verità, un po’ inattese, hanno bussato alla porta appena i frati sono arrivati nel paese delle mille pagode. Per rendere agibile un’abitazione acquistata a basso prezzo a causa delle precarie condizioni in cui era, si rendono necessarie delle spese ingenti e per questo ci permettiamo di domandare un aiuto, in modo da sostenere l’intenzione di quei giovani che hanno il coraggio di testimoniare il vangelo di Cristo alla luce di San Francesco in un paese che pone ostacoli e dove sofferenze di vario genere pesano sulla comunità cristiana.
Testimoniare la parola di Dio secondo il carisma di Francesco nel suo multiforme incarnarsi è la vocazione di questi frati. Noi vorremmo aiutarli a creare un luogo dove abitare e, nonostante i luoghi e i tempi siano tormentati, accogliere i giovani che si presentano perché desiderosi di cercare Dio e il suo volere. Per questo motivo il Centro Missionario Francescano vuole condividere con la Curia Generale dei Frati Minori - Segretariato Generale per l’Evangelizzazione - la realizzazione di questo progetto a Yangon in Myanmar.

 


 

Giovane comunità

I frati sono presenti a Yangon soltanto da un anno e mezzo. La fraternità è stata pensata ed inserita in un contesto povero, per condividere la vita della gente comune, per questo è stata comprata una casa in muratura su due piani, a circa mezz'ora di autobus dal centro città. Attorno abitano famiglie che hanno costruito con materiali di fortuna, spesso paglia e legno compensato, delle baracche che si sollevano al di sopra delle risaie in cui lavorano.
Dopo aver sistemato le loro cose e iniziato ad ambientarsi, i primi fati, due vietnamiti e un indonesiano, si sono trovati a dover accogliere alcuni ragazzi che si sono presentati alla loro porta chiedendo alloggio per frequentare l'Università o addirittura per condividere la vita francescana. Davanti a questa domanda la fraternità ha cercato di organizzarsi come luogo di accoglienza e di formazione alla vita cristiana. E' stato così necessario pensare ad una dependance che funzionasse come foresteria per l'accoglienza dei giovani che continuavano ad arrivare.
Per presentarsi come frati e vivere in Myanmar, dove dal 1989 è al potere una giunta militare comunista che ha congelato ogni libertà, occorre sapere reinterpretare lo spirito di san Francesco d'Assisi capace di andare per il mondo augurando la pace e il bene.
I lavori di ampliamento e consolidamento della casa sono iniziati a Gennaio 2006 e sono stati interrotti due volte per motivi tecnici, burocratici ed economici.
Attualmente i lavori sono quasi giunti al termine. Il nuovo fabbricato ha cinque piccole camere da letto, può ospitare fino a otto ragazzi disponendo in quattro camere un letto a castello, più il frate responsabile della formazione nella quinta camera. C'è una sala da pranzo, una piccola cucina, due bagni con doccia. L'arredamento delle camere è ancora da provvedere, mentre è allestita una piccola biblioteca con i testi che supportano il lavoro formativo. Si deve considerare poi che i ragazzi che giungono solitamente dal nord, bussano alla porta della fraternità con i panni che hanno addosso e poco altro.
I frati sono ancora impegnati nell'apprendimento della cultura e della lingua locale e contemporaneamente si prodigano nel servizio di accoglienza verso quanti si presentano: si prendono cura di loro in tutto, dal cibo, ai mezzi di trasporto, pagano le tasse universitarie di chi vuole studiare e le cure mediche a chi ne ha bisogno. A quanti chiedono di sperimentare la vita francescana cercano di offrire un percorso formativo e di discernimento.



 


 

Chiesa locale

Furono i navigatori Portoghesi alla fine del 1400 a toccare le coste dell'attuale Myanmar. Qui insediarono alcune colonie commerciali e attraverso queste fecero alleanza con i regni locali. San Francesco Saverio, l'eroico missionario dei paesi dell'oriente cita il regno di Pegu nelle sue lettere. Per alcuni secoli la presenza cristiana fu limitata ai cappellani dei coloni portoghesi, a diverse riprese arrivarono religiosi appartenenti a diversi istituti in particolare si ricordano gli appartenenti alle Missioni Estere di Parigi e i Barnabiti. Intorno alla metà del XIX secolo il territorio diventa soggetto alla corona britannica e vi rimane fino alla seconda guerra mondiale, che provoca gravi danni e lutti. L'istituzione della gerarchia cattolica risale agli anni '50 dello scorso secolo e dal 1966, causa l'espulsione di tutti i missionari stranieri la Chiesa può contare solo sulle forze native.
Su una superficie di 678.500 kilometri quadrati vive una popolazione di 47 milioni della quale l'89% è di religione buddista, il 4% mussulmana il 4% cristiana (comprensiva della Chiesa cattolica e delle confessioni protestanti).



 


 

La situazione del Myanmar

Le notizie dello sviluppo della situazione in questo tormentato paese vengono riportate di seguito attraverso la lettera di Padre Vincenzo Brocanelli che ha visitato di persona la fraternità di Yangon nel febbraio 2007. Immediatamente dopo riportiamo anche la risposta di Padre Guido.


Roma, 31 marzo 2007

Carissimo p. Guido,
pace e bene! Ringrazio, anzitutto, te e i benefattori per il contributo molto importante che ci avete inviato per la nostra missione in Myanmar. Con il vostro sostegno abbiamo potuto costruire un'altra casa accanto a quella comperata l'anno scorso per accogliervi sette giovani birmani che chiedono di diventare francescani. Sono stato a Yangon (capitale del Myanmar) due settimane alla fine di febbraio con il Definitore Generale fra Ambrogio Van Si, e ho potuto constatare di persona che da una parte c'è una bella speranza di poter impiantare il carisma francescano, poiché ci sono belle vocazioni, ma dall'altra la situazione generale sta diventando difficile. Il regime militare al potere controlla ogni persona, soprattutto straniera, e ogni movimento. Per cui per i nostri missionari non è facile continuare ad avere il Visto di soggiorno e devono essere molto prudenti nelle loro attività. Attualmente abbiamo quattro missionari per questa nuova presenza, però, date le condizioni di difficoltà, due di essi sono attualmente all'estero e approfittano per continuare a migliorare la loro formazione, in attesa di tempi migliori.
Il nostro primo impegno, ora, è di poter accompagnare i sette candidati che abbiamo fino a poterli formare alla vita francescana. Quando avremo frati birmani, le condizioni per noi saranno più facili. E poi vorremmo comunque offrire qualche servizio alla Chiesa locale, tra quelli richiesti, soprattutto di animazione spirituale, inviando magari per un breve periodo un frate dall'estero a dare sessioni di formazione o di spiritualità.
Per ora crediamo che il migliore aiuto che possiamo dare a tutta la Chiesa che è in Myanmar è la nostra fervorosa e intensa preghiera, perché migliorino le condizioni generali di vita.
Con queste poche notizie, ti auguro ogni bene e una Santa Pasqua del Signore. Fraternamente


p. Vincenzo Brocanelli

Bologna, 5 aprile 2007

Carissimo p. Vincenzo,
grazie mille della tua che dà a me e ai lettori di Primavera la possibilità di conoscere come vanno le cose in quel paese del Sud Est Asiatico, dai più conosciuto col nome di Birmania, che di recente si è imposto il nome di Myanmar. In particolare di avere notizie circa i frati che da meno di due anni hanno aperto una fraternità alla periferia di Yangon e che noi abbiamo sostenuto economicamente per i lavori che si sono resi necessari alla loro abitazione.
Da un aiuto dato a questi frati, che si trovavano alle prese con l'urgenza di una sistemazione e che di lì a poco li ha visti - con sorpresa - oggetto di attenzione da parte di alcuni giovani birmani interessati ad intraprendere la vita francescana e da parte delle polizia che li pedina negli spostamenti, per noi si è aperta la possibilità di aumentare la consapevolezza delle questioni internazionali e in particolare il grado di conoscenza delle realtà del Sud del mondo. I giornali e la TV quando offrono notizie di questi paesi lo fanno con servizi sbilanciati sui fatti negativi e clamorosi (guerre, dittature, catastrofi naturali, ecc.), mentre noi parliamo di fatti che sono nell’apparenza marginali, ma raccontano il vissuto della gente, la fatica quotidiana del vivere, la ricerca di bene e di verità. Come spiegare altrimenti che sette giovani hanno bussato a quel piccolo convento appena aperto per chiedere notizie di uno uomo lontano nel tempo, ma attuale nella proposta di vita, san Francesco d’Assisi, e per capire se il suo modo di interpretare la vita e di dare lode a Dio non potesse diventare anche il loro? Il tutto dentro ad una situazione nazionale dove i militari con dittatura comunista sono al potere da diversi anni e stanno cercando di zittire ogni voce a loro alternativa.
C’è anche un’altra dimensione nella tua lettera che non può essere trascurata: la condivisione con i missionari non si limita all’aiuto economico, ma è comunione spirituale che si traduce in preghiera fervente, soprattutto quando i fratelli e le sorelle di una chiesa particolare sono impediti a manifestare pubblicamente la fede nel Signore Gesù e subiscono limitazioni anche gravi alla loro libertà personale.
Come fr. Roberto, che l’estate scorsa ha fatto visita ai frati di Yangon e di cui tra breve su queste pagine comparirà il racconto nel suo diario, anche noi ci disponiamo a ricordare al Signore il popolo del Myanmar, perché coloro che lo governano abbiano più lungimiranza nelle scelte e più umanità, perché tutti abbiano libertà di espressione, per i nostri fratelli di fede affinché abbiano tenacia e speranza nelle prove, infine perché i germi di vita francescana possano attecchire e dare frutti.


p. Guido Ravaglia

 

Progetti COMPI
Missione Francescana dei Frati Minori
"Notre Dame d'Afrique" in Congo-Brazzaville
La Fondazione "Notre Dame d'Afrique"
La Fondazione "Notre Dame d'Afrique" è una fraternità missionaria nata nel 1991 per iniziativa dei Frati Minori d'Italia che pensano a tutte le necessità sia apostoliche, inviando Frati provenienti dalle diverse Province religiose italiane, sia economiche, coprendo tutte le spese dei Missionari e delle tre Case o Conventi attuali. La presenza francescana è stata richiesta dai vescovi locali, che si sono fatti voce della loro Chiesa. L'obiettivo è duplice: l'annuncio Ad gentes del Vangelo di Gesù Cristo e il servizio di promozione umana tra i più poveri. Attualmente vi lavorano 2 frati italiani e una quindicina di Frati nativi.
Missionari Congo Brazzaville
Le Case o Conventi sono tutte nella Diocesi di Owando: Makoua, al nord nella savana, è parrocchia con una estensione grande quanto il Lazio. Oltre al centro abitato i Frati offrono il loro servizio pastorale ad una ventina di piccole comunità, situate nei villaggi sparsi nella foresta, la più lontana delle quali si raggiunge soltanto dopo un viaggio di 7 ore lungo il fiume in piroga. Si cerca, inoltre di venire in aiuto alle infinite necessità umane e, in particolare, sostiene un Centro per bambini orfani o poveri chiamato "Centro d'Accoglienza Ismael" (291 bambini: 124 orfani, 160 abbandonati, 7 handicappati).
Boundji, al centro, è il luogo dove vanno quei giovani africani che chiedono di diventare Frati: è il tempo della riflessione, della valutazione e della scelta; fin dall'inizio i Frati hanno improntato la loro vita sul lavoro manuale e la preghiera, cercando il più possibile di condividere le stesse difficoltà e precarietà della popolazione locale. L'intento principale è quello di dare, con la vita, una testimonianza della vocazione francescana per poter ben formare i giovani che chiedono di seguire le orme di San Francesco.
Djiri, periferia di Brazzaville, è il punto di riferimento per chi si avvicenda nella Missione, è un centro di spiritualità favorito dal costruendo Monastero di Clarisse africane, è il luogo, data la disponibilità e la vicinanza alla città e all'aeroporto, di incontro dei Frati, di smistamento; è l'ultima nata, ancora incompleta, e anche qui i francescani vorrebbero essere una presenza capace di fasciare le ferite dell'anima e del corpo.
A Brazzaville, nei quartieri di Massengo e Poto Poto, i frati con il coinvolgimento di alcuni volontari locali e italiani hanno dato vita a una casa-famiglia che si occupa del reinserimento di una quindicina di ragazzi di strada.

Presente e futuro dei Frati in Congo-Brazzaville

Fra Massimo Reschiglian, Ministro provinciale dell'Umbria, è il Delegato della COMPI (Conferenza dei Ministri Provinciali dei Frati Minori d'Italia) per la Fondazione Missionaria in Congo-Brazzaville. A lui abbiamo chiesto di delineare un quadro della situazione attuale della missione, che al momento coinvolge 12 frati italiani.
Qual'è il quadro attuale della missione "Notre Dame d'Afrique"?
Difficile fare un bilancio, specie in una realtà missionaria in continua evoluzione come la nostra; si può comunque dire che gli obiettivi iniziali sono stati in gran parte raggiunti.
Per quanto riguarda la promozione umana i nostri frati operano in molti campi: dalla scuola primaria alla formazione al lavoro, dall'assistenza sanitaria ai centri per l'infanzia e per i bambini di strada.
L'evangelizzazione ha al suo attivo un lavoro di animazione pastorale presso le parrocchie di Makoua e quella di Kintelé a Brazzaville, stimato sia dalla popolazione locale sia dal Vescovo di Owando.
Riguardo all'implantatio Ordinis (cioè l'istituzione dell'Ordine dei frati minori nel paese) vogliamo ringraziare il Signore per i tre sacerdoti congolesi, i tre diaconi e i due professi solenni che ha donato alla nostra fraternità, insieme a circa una quindicina di altri giovani in formazione.
Questi risultati sono il frutto di sacrifici e dell'aiuto di tante persone. I problemi, le contraddizioni, a volte lo scoraggiamento, non sono mancati ma la forza del Signore ha dato sempre nuove energie per continuare.
Come è stato recepito il messaggio di S. Francesco in Congo-Brazzaville?
Francesco ha sempre un grande fascino, in Europa e in Africa. La gente lo avverte come un uomo nuovo, di speranza, un cristiano semplice. Forse, proprio la sua semplicità è capace di attraversare i cuori di queste persone, anch'esse semplici e disponibili al Vangelo.
Intorno ai frati sono nati gruppi di laici francescani: giovani e adulti che spesso collaborano nel lavoro di promozione umana. Sono presenti anche alcune congregazioni di suore francescane, bene accolte dalle popolazioni indigene.
Quali sono i maggiori problemi per i frati?
Innanzitutto le difficoltà logistiche: distanze di centinaia di chilometri tra una fraternità e l'altra, lentezze burocratiche, scarso coordinamento con l'Italia e l'instabilità politica del paese. Poi le sfide della vita fraterna, della riconciliazione tra le famiglie, delle credenze popolari e della magia che condizionano l'accoglienza del Vangelo; non ultima la sfida della mancanza di una solida struttura familiare.
Paradossalmente, sono proprio questi limiti a rendere la missio ad gentes entusiasmante: il missionario si sente chiamato dal Signore a contribuire alla crescita cristiana e culturale di un popolo. Ogni piccolo frutto diventa un innesto di fiducia e uno stimolo a continuare.
Qual è stato il momento di maggiore gioia per la missione e quale invece di delusione?
Sperimentiamo la gioia vera ogni volta che un giovane francescano congolese diventa sacerdote. Così è accaduto l'anno scorso all'ordinazione presbiterale di fra Constant e fra Pascal: la comunione spirituale che avvertiamo, al di là dei confini e delle differenze etniche, è segno della vitalità del carisma di S. Francesco e della potenza della Parola di Gesù.
I momenti più difficili sono stati quelli della guerra del 1997, la morte imprevista di fra Francesco Piccinini nel 1998 per malaria e quella di fra Angelo Redaelli nel 2005, travolto dalla folla dopo un incidente stradale.
La loro morte è stata una ferita difficile a rimarginarsi per i frati, le suore e tutti i cristiani. Con il passare del tempo però, avvertiamo che il dono totale di sé da parte di Francesco e Angelo ha generato forze insospettate di bene, di collaborazione e di solidarietà, moltiplicando, nei missionari, il desiderio di annunciare il Vangelo a questo popolo così assetato di pace, riconciliazione e speranza.

 

Inaugurazione della cappella S. Maria degli Angeli di Boundji

Chiesa Santa Maria degli AngeliFrancesco, va', ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”. Questa missione di Francesco di restaurare la chiesa è un invito perenne anche per i suoi figli, così anche per la Fondation Notre Dame d’Afrique dei frati minori d’Italia che, dal 1991, è presente nella Repubblica del Congo per aiutare nell’opera di evangelizzazione e di promozione umana la giovane chiesa congolese. Di questa giovane chiesa uno dei luoghi più significativi che è rimasto nella memoria dei primi cristiani è la missione di Boundji o il villaggio S. Benedetto.
Testimone di quest’epoca gloriosa è una piccola cappella dedicata a S. Maria degli Angeli situata sulla riva del fiume Alima, rimasta abbandonata e utilizzata come deposito di merci per lunghi anni. Questo luogo è ancora oggi il luogo della fede, il luogo della memoria, il luogo dei primi missionari.
Sin dal 1910 era la casa delle Francescane Missionarie di Maria che aiutavano i missionari Spiritani nella catechesi e nella formazione delle giovani ragazze. Proprio in questo luogo, riservato alla preghiera, all’adorazione, tanti nel passato hanno iniziato ad adorare il Dio di Gesù Cristo annunciato dai missionari.
Rimasta abbandonata per molti anni, oggi la piccola Porziuncola del Congo è ritornata ad essere ciò che era nel passato, una casa di preghiera e luogo della memoria che testimonia l’opera dei primi missionari e di quanti hanno data la vita per il Vangelo.
I lavori di restauro sono iniziati nel luglio 2006 e sono terminati nell’agosto 2007. L’intera opera è stata realizzata grazie all’aiuto della COMPI. La messa di inaugurazione ha avuto luogo il 26 agosto 2007 ed è stata presieduta da mons. Ernest Kombo, vescovo della diocesi di Owando. Erano presenti: la parrocchia, le autorità locali, tutti i frati del Congo e una delegazione dall’Italia, tra cui fr. Marino Porcelli e fr. Massimo Reschiglian. In occasione di questa festa, durante la messa, fr. Bienvenue ha emesso i voti perpetui nelle mani del Presidente della COMPI.
La celebrazione è stata preceduta da un triduo di conferenze sulla storia di questo luogo:
  1. 1° giorno: il periodo degli Spiritani
  2. 2° giorno: il periodo delle Suore Francescane Missionarie di Maria
  3. 3° giorno: il periodo dei Francescani.
Inoltre sono intervenuti alcuni testimoni oculari che hanno raccontato la loro esperienza.

Chiesa Santa Maria degli Angeli

Dal 1991 in questo luogo risiede la comunità di Postulato dei frati e attualmente la fraternità è composta da 2 frati e 8 postulanti. La nostra presenza offre un aiuto alla parrocchia in vari ambiti: evangelizzazione, pastorale dei malati, formazione dei catechisti.
Con i lavori di restauro della chiesa è iniziata anche la fraternità secolare dell’OFS composta da una trentina di cristiani di Boundji che vogliono seguire il cammino di Francesco.
Un grande ringraziamento è stato fatto ai missionari e alle missionarie che ci hanno preceduto, alcuni di loro sono sepolti nel cimitero cristiano di Boundji.
La piccola S. Maria degli Angeli di Boundji non è soltanto un’opera di restauro, come non lo è stato per Francesco al suo tempo, è soprattutto luogo della memoria e delle radici cristiane, speranza per il futuro, un ritorno alla fede, un impegno missionario ad annunciare il Vangelo.

fr. Michele Impagnatiello

 

Ricordo di Padre Angelo Redaelli

Se il chicco di grano, caduto in terra, muore, porta molto frutto...

Padre Angelo Redaelli
Padre Angelo Redaelli P. Angelo Redaelli, francescano e sacerdote nato a Tradate, in provincia di Varese, il 19 maggio 1965, era missionario in Congo-Brazzaville dal settembre 2003 presso la fraternità di Makoua. Era un religioso di grande semplicità, che viveva con gioia la sua vocazione francescana di servire Madonna Povertà, come la chiamava San Francesco. Era molto sensibile, non sopportava la violenza ed era preoccupato di aiutare il popolo congolese ad uscire dall'ignoranza.
Il 12 settembre 2005, mentre era alla guida di un fuoristrada su cui viaggiavano altri 8 religiosi e suore, investì accidentalmente una bambina di tre anni in un villaggio della diocesi di Owando. Pur non procedendo a forte velocità, p. Angelo non riuscì a evitare la piccola uccidendola sul colpo e provocando la reazione degli abitanti del luogo, tra cui familiari e parenti della bimba, che si “fecero giustizia” uccidendo il missionario.
Un tragico incidente, che sarebbe potuto capitare a chiunque altro in Africa. Un incidente del tutto involontario che però è costato la vita a p. Angelo per aver voluto fermarsi a soccorrere la bambina, questo era un esporsi a morte certa e p. Angelo lo sapeva. Avrebbe potuto salvarsi semplicemente spingendo l'acceleratore fino al primo posto di polizia, come gli avevano insegnato ai corsi di preparazione alla missione, ma p. Angelo non poteva proseguire. Non poteva, perché forse la bambina non era morta, forse era solo ferita e in quel caso solo lui avrebbe potuto portarla in ospedale. È stato per amore che ha deciso di fermarsi e soccorrere la piccola, ed è stato per amore che ha donato la sua vita.
La storia di p. Angelo è drammatica ma poderosamente esemplare al tempo stesso. P. Angelo ha visto un essere umano in difficoltà e la scelta razionale fra salvare la propria vita o donarla nel tentativo di salvare qualcun altro ha lasciato spazio ad un istinto misterioso e sublime, una fede che si è fatta forza, una forza definitiva la cui “eternità” viene da lontano. La sua vita ha testimoniato l'amore di Gesù per i più piccoli del suo Regno, quei piccoli di cui si sentiva chiamato a prendersi cura in Congo e che lo hanno accompagnato all'incontro con il Signore.
Padre Angelo Redaelli

 


 

Uno sguardo sul Congo-Brazzaville

La Repubblica del Congo Brazzaville, da non confondere con la Repubblica Democratica del Congo cioè l'ex-Zaire, è un'antica colonia francese, divenuta dopo l'indipendenza, nel 1960, un paese improntato all'ideologia marxista. Brazzaville è la capitale politica e Pointe-Noire la capitale economica.
Il Congo-Brazzaville è situato in Africa centrale, il suo territorio è 342.000 km2. Limitato a nord dal Camerun e Repubblica Centrafricana, a sud-ovest dall'Angola e Congo-Kinshasa, ad ovest dal Gabon.
La popolazione del Congo è di 2.800.000 abitanti, il rapporto di urbanizzazione è del 60%. Più della metà della popolazione vive in grandi città come Brazzaville, Pointe-Noire, Dolisie, Nkayi, ed è in prevalenza giovane.
Il Congo ha molti dialetti, due lingue nazionali: lingala e munukutuba; il francese è la lingua ufficiale. L'economia del Congo può contare su numerose risorse naturali: principalmente il petrolio, il legname pregiato proveniente dalle enormi foreste, ma anche ferro, stagno, manganese, diamanti, oro, potassio, le cui miniere non sono ancora pienamente sfruttate. Il profitto della vendita di queste materie prime non va, purtroppo, a beneficio della maggioranza della popolazione, ma di una ristretta oligarchia che gestisce la politica e l'economia del paese; perciò, nonostante la potenziale ricchezza della nazione, la maggior parte dei congolesi si trova in condizione di povertà. Le poche industrie sono concentrate nella città di Brazzaville e di Pointe-Noire, purtroppo il miraggio di un lavoro nelle industrie, in particolare quella petrolifera, ha distolto molti dal lavoro agricolo; non possiamo dimenticare la pesca (sia sul mare che lungo i fiumi) che rimane una delle risorse alimentari fondamentali del Congo.
Tra i problemi aperti c'è quello dell'assistenza sanitaria: esiste un solo grande ospedale che è anche clinica universitaria a Brazzaville, mentre nel resto del territorio vi sono solo 3 ospedali generici e una trentina di ospedali di base, naturalmente ci sono anche i dispensari (450) dispersi nei vari centri del paese, ma il costo elevato dei medicinali ne preclude di fatto l'accesso alla maggioranza della popolazione. La ricerca affannosa del denaro ha sviluppato la prostituzione e la conseguente diffusione di malattie sessuali come l'AIDS.
Altro problema cruciale è l'educazione scolastica, che risulta abbastanza diffusa a livello della scuola primaria nelle città e molto più difficoltosa in tutti gli altri centri, naturalmente ai livelli di istruzione superiori le percentuali di frequenza calano drasticamente.
I giovani, anche quando riescono a raggiungere un alto grado di istruzione, stentano a trovare un'occupazione a causa dello scarso sviluppo del paese che è appesantito dalla corruzione e dalla mancanza di trasparenza nella gestione dei fondi pubblici. Si registra la stessa fatica per pervenire ad una vera democrazia: essa renderebbe più facile lo sviluppo sociale ed economico di tutto il paese, con la conseguente soluzione dei problemi evidenziati. Le gravi condizioni attuali derivano da 30 anni di monopartitismo marxista e da lunghi periodi di guerriglia che hanno provocato vittime, distruzioni, povertà, con conseguente disoccupazione, deterioramento delle condizioni di vita e di salute, emergenze sociali che hanno colpito il Congo e molti altri i paesi del continente africano. La povertà crescente, la corruzione generalizzata, l'impunità, la passività e il sentimento d'impotenza che regnano ancora oggi nel paese mettono ancora più in risalto le dimensioni della crisi.
Nel messaggio elaborato dalla Conferenza Episcopale del Congo "Ricostruire il Congo" nel 1998 i Vescovi hanno evidenziato che i problemi che affliggono il paese vanno affrontati come sfide nel rispetto dei diritti umani e impegnandosi a fondo per arginare la corruzione e l'impunità. Per questo l'appello dell'Episcopato è di rafforzare la democrazia, con l'invito ai cristiani laici di partecipare attivamente alla vita politica del loro paese: i Vescovi vengono a dare un'immagine di Chiesa che non è contrapposta alla società, ma che si inserisce in essa.
Per questo la Chiesa chiede insistentemente al governo attuale e a tutte le istituzioni politiche e sociali di impegnarsi a favorire il dialogo sociale tra le diverse parti politiche nel rispetto della libertà di opinione. Un'altra preoccupazione dei Vescovi è la situazione della famiglia, che sta attraversando una grave crisi di identità ed è fortemente minacciata da diverse parti: a livello sociale, politico economico. È doveroso attivare tutte le iniziative possibili per promuovere una vera cultura di pace a partire dalla famiglia, per aiutarla ad affrontare gli ostacoli reali che incontra nella sua formazione e nel suo sviluppo.