Lettera Enciclica "Pacem in terris"
di sua santità Giovanni PP. XXIII
Sulla pace fra tutte le genti,
nella verità, nella giustizia, nell'amore, nella libertà
INTRODUZIONE
"La pace in terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può venire instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell'ordine stabilito da Dio."
[Dall'Introduzione (1) della Pacem in terris]
Sono appena trascorsi 41 anni dalla pubblicazione di quel documento che catturò l'interesse di tutti, quasi che fosse atteso da ogni uomo e da ogni cultura che si poneva il problema di un senso dell'esistenza: Papa Giovanni in un clima internazionale delicatissimo ebbe l'intuizione e il coraggio di lanciare un messaggio forte per costruire la pace attraverso la lettera enciclica "Pacem in terris" non solo alla Chiesa ma a tutta l'umanità. Incredibile a dirsi, il suo messaggio fu recepito e studiato con attenzione quando uscì e ancora oggi conserva intatta la sua freschezza e attualità, perciò ne riproponiamo una lettura che ci auguriamo feconda, che recupera tanto la dimensione istituzionale dei massimi organismi nazionali e internazionali, quanto quella personale, calata nel quotidiano. La pace, infatti, in quanto bene vivo, necessita di un impegno costante per essere costruita e salvaguardata nei rapporti di ogni giorno, che solo in questa prospettiva non si spezzano e superano le crisi, cui sono naturalmente esposti. La figura di Papa Giovanni resta un punto di riferimento fondamentale per la storia recente della Chiesa e del suo approccio verso le genti profondamente umano. La lettura che intendiamo offrire cerca di sottolineare gli aspetti missionari e invita anche ad un confronto diretto col testo, del quale riportiamo brevi stralci all'inizio di ogni articolo, segue, quindi il commento e una conclusione sotto forma di domande per stimolare la riflessione personale. Una delle motivazioni che ci hanno indotto a proporre la rilettura del testamento spirituale di Papa Giovanni è la forte carica di speranza che cerca di trasmettere, provocando a trovare delle vie d'uscita, in una situazione conflittuale, proprio come quella che stiamo vivendo oggi. Auspichiamo che le parole lungimiranti di Papa Roncalli rianimino e guidino il nostro sguardo a cogliere dei ponti percorribili da tutta l'umanità verso un futuro di pace.
L'ORDINE FRA GLI ESSERI UMANI
"Con l'ordine mirabile dell'universo continua a fare stridente contrasto il disordine che regna tra gli essere umani e tra i popoli; quasicché i loro rapporti non possano essere regolati che per mezzo della forza. Senonché il Creatore ha scolpito l'ordine anche nell'essere degli uomini: ordine che la coscienza rivela e ingiunge perentoriamente di seguire: "Essi dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori come risulta dalla testimonianza della loro coscienza " (Rm 2,15)
[Dall'Introduzione (3) della Pacem in terris]
"Una deviazione, nella quale si incorre spesso, sta nel fatto che si ritiene di poter regolare i rapporti di convivenza tra gli esseri umani e le rispettive comunità politiche con le stesse leggi che sono proprie delle forze e degli elementi irrazionali di cui risulta l'universo; quando invece le leggi con cui vanno regolati gli accennati rapporti sono di natura diversa, e vanno cercate là dove Dio le ha scritte cioè nella natura umana."
[Dall'Introduzione (4) della Pacem in terris]
La coscienza di cui parla San Paolo mostra quanto profondamente sia radicato, nel cuore non solo dei cristiani, ma di ogni uomo, l'ordine voluto da Dio per reggere l'universo. Si può notare che sono presentati due tipi di ordine: quello delle cose e quello degli uomini; i due piani diversi ci aiutano a capire che non possiamo considerare le creature umane ponendole sullo stesso piano del resto del creato e pertanto non si possono regolare i rapporti tra gli uomini ricorrendo alla forza irrazionale. Il Papa denuncia questa tendenza come una deviazione, che rischia di far perdere la capacità di distinguere l'uomo dalle altre forme viventi, che non sono dotate di ragione. Un individuo che regola i suoi rapporti personali o di gruppo in un modo irrazionale rinnega la propria umanità.
| Interrogandoci sul nostro comportamento ci domandiamo se nelle relazioni con gli altri e con le istituzioni assumiamo un atteggiamento che riconosce l'umanità dell'altro oppure rimaniamo prigionieri dell'istintività e dell''irrazionalità. |
RAPPORTI TRA GLI ESSERI UMANI
"In una convivenza ordinata e feconda va posto come fondamento il principio che ogni essere umano è persona". Ora, la definizione di persona che papa Giovanni dà è questa: "una natura dotata di intelligenza e di volontà libera; e quindi è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili, inalienabili."
[Da I - L’ordine tra gli esseri umani (5) della Pacem in terris]
"Gli esseri umani, essendo persone, sono sociali per natura. Sono nati quindi per convivere e operare gli uni a bene degli altri. Ciò domanda che la convivenza umana sia ordinata, e quindi che i vicendevoli diritti e doveri siano riconosciuti ed attuati; ma domanda pure che ognuno porti generosamente il suo contributo alla creazione di ambienti umani, in cui diritti e doveri siano sostanziati da contenuti sempre più ricchi."
[Da I - L’ordine tra gli esseri umani (16) della Pacem in terris]
Giovanni XXIII sottolinea in questo passaggio dell'enciclica la necessità di fare chiarezza dentro se stessi e di scrutare con attenzione il proprio cuore e la propria coscienza. Il cuore è inteso a livello relazionale: è la sede degli affetti e dei sentimenti, mentre la coscienza è "il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si ritrova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità propria" (Gaudium et Spes, 16). Questo cammino interiore sfocia nell'impegno di "riordinare" la persona, che significa non solo avere la percezione di sé, dei propri valori personali, diritti e doveri, ma anche riappropriarsi di relazioni più umane, più giuste, capaci di promuovere il cambiamento per una società nuova: questo percorso può essere definito un processo di "coscientizzazione umanizzante".
Lavorare per la pace significa pertanto un impegno permanente di tutti nel cercare di creare, promuovere, inventare, consolidare una serie di condizioni sociali per far sì che la persona possa realizzarsi pienamente con intelligenza e libertà nei suoi diritti e doveri. Si recuperano in questo modo i vari diritti enunciati dall'enciclica, come ad esempio il diritto all'esistenza e a un tenore di vita dignitoso, diritto ai valori morali, culturali e religiosi, diritto di riunione e di associazione.
Riscoprire i propri diritti e perciò anche i propri doveri costituisce la base per fondare in modo più autentico e responsabile i rapporti con le altre persone e induce quindi a non restare in attesa passiva, ma disporsi a compiere una missione attraverso la promozione, il rispetto, la tutela e la difesa.
Diritti e doveri stabiliscono una condizione di reciprocità che rende possibile la convivenza pacifica tra persone diverse: questo implica il dovere di ognuno di riconoscere e rispettare i diritti degli altri. Se caliamo questo principio nella realtà di oggi, possiamo pensare alla situazione dei tanti immigrati in attesa di conoscere la loro sorte nel nostro paese, che nella maggioranza dei casi ignorano i motivi per cui si trovano nei centri di accoglienza e non sanno quali canali utilizzare per ottenere il permesso di soggiorno; fa parte dei compiti del paese ospitante informare sui doveri degli immigrati perché l'accoglienza sia reale e non fittizia. Papa Giovanni XXIII ebbe parole quasi profetiche a questo proposito, infatti, prese atto di una mancata mutua collaborazione nei rapporti tra i popoli. Essa comporta la circolazione di capitali, di beni e di persone; egli previde che il perdurare di questo disordine avrebbe costretto molti uomini a trapiantarsi dal proprio ambiente in un altro e sarebbero avvenuti così "schianti dolorosi e difficili periodi di integrazione sociale." [Da I - L’ordine tra gli esseri umani (56) della Pacem in terris]
L'esempio precedente introduce con chiarezza il principio della mutua collaborazione, cioè il convivere e l'operare gli uni per il bene degli altri; che ognuno porti il suo contributo alla creazione di ambienti più umani. Ad essa va unita l'attitudine alla responsabilità, cioè l'operare liberamente e consapevolmente attraverso iniziative proprie e senza pressioni o coercizioni. I valori necessari per agire secondo questa linea sono espressi fin dal titolo dell'enciclica: la pace fra tutte le genti è fondata sulla verità, la giustizia, l'amore e la libertà. Il che vuol dire sincerità nel riconoscimento dei diritti e dei doveri, sentendo come propri i bisogni e le esigenze dell'altro.
La pace non è un semplice ordine fisico o statico, ma è un ordine da scoprire, da seguire in quanto Dio Creatore ha impresso nel mondo e in particolare nell'uomo la propria immagine. Poiché siamo parte della creazione, anche noi uomini ci troviamo ad essere coinvolti nella promozione dell'ordine stabilito da Dio e intrinsecamente pacifico; potremo così scoprire che la costruzione della pace porta a realizzare in modo profondo e autentico la persona umana.
- Ti invitiamo a leggere i numeri dal 6 al 13 del documento e a passare in rassegna i diritti umani citati;
- ti puoi chiedere se attorno a te ci sono realtà in cui questi diritti non sono rispettati.
- Secondo te la gente conosce i propri diritti? Solo da questa conoscenza, infatti, nasce il rispetto nel rapporto reciproco.
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Per eventuali approfondimenti ti suggeriamo di leggere una rivista missionaria, e di visitare siti internet come www.misna.org; www.unimondo.it; www.peacelink.it.
LA POLITICA COME SERVIZIO ALLA PACE
"La convivenza fra gli esseri umani non può essere ordinata e feconda se in essa non è presente un'autorità che assicuri l'ordine e contribuisca all'attuazione del bene comune in grado sufficiente."
[Da II - Rapporti tra gli esseri umani e i poteri pubblici
all'interno delle singole comunità politiche (26) della Pacem in terris]
"L'autorità non è una forza incontrollata, è invece la facoltà di comandare secondo ragione. Trae quindi la virtù di obbligare dall'ordine morale: il quale si fonda in Dio, che ne è il primo principio e l'ultimo fine."
[Da II - Rapporti tra gli esseri umani e i poteri pubblici
all'interno delle singole comunità politiche (27) della Pacem in terris]
Nella seconda parte dell'enciclica il cristiano vede rinnovato l'invito a considerare il proprio ruolo all'interno della vita politica, intesa come partecipazione attiva alle azioni che promuovono il bene comune. Viene richiamato il fatto che l'autorità trova il proprio fondamento in Dio, cioè l'autorità deve corrispondere, nel proprio operare, all'ordine inscritto da Dio nelle realtà create, senza deviare verso fini di parte o egoistici.
Dal testo di Giovanni XXIII emerge in modo chiaro un concetto di politica ampio, che valorizza l'uomo in quanto persona e lo inserisce armonicamente nella dimensione sociale: la Pacem in terris viene definita come l'enciclica politica per eccellenza, perché pone al centro della sua riflessione la dignità della persona e considera il rispetto della stessa come l'origine e lo scopo della pace. E' da qui che nasce il bene comune, cioè il bene di tutti, e proprio questo bene comune è il fine ultimo della politica. Lavorare per la pace è già fare "politica", dal momento che la pace è un bene comune: un bene di tutti e per tutti. Nessuno può far finta di niente perché tutti abbiamo bisogno di questo bene. La verità della persona non può essere separata dalla ricerca e dal perseguimento della giustizia, di conseguenza è proprio e solo a servizio della giustizia che hanno ragione di esistere i vari poteri pubblici. Il cristiano ha l'obbligo morale sia di obbedire all'autorità, quando questa agisce secondo il progetto divino, sia di denunciarla, quando essa si discosta dall'ordine predisposto da Dio. Lo stretto legame tra pace e giustizia proclamato dal testo dell'enciclica, sembra rievocare le parole del salmo "Misericordia e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo." (Sal 85, 11-12) I cristiani in un recente passato sono stati accusati, nel volgere lo sguardo al cielo, di disinteressarsi delle realtà terrene, di contro Giovanni XXIII ha ben presente le promesse bibliche di cieli nuovi e di una terra nuova, fondata sulla giustizia e sulla pace, fatta da Dio e donata all'uomo, culminata nella resurrezione di Gesù. Essi non possono più essere visti come un qualcosa che ci aspetta quando avremo lasciato la scena di questo mondo, ma diventano per noi un segno dell'interesse di Dio per la storia che stiamo vivendo ora; diventano la presenza di un Dio che, anche attraverso il nostro impegno, vuole rinnovare dal di dentro una storia fatta da persone, attraverso strumenti genuinamente umani, quali sono le strutture politiche.
Quindi lavorare per la pace vuol dire impegno politico, cioè impegnarsi affinché i diritti e i doveri di ciascuno siano riconosciuti, promossi, tutelati, difesi... cercare in ogni azione, sia individuale che collettiva, il bene comune, e anche collaborare affinché le istituzioni democratiche non perdano il loro spirito originario, di comunione e partecipazione, nella giustizia, nella verità, nell'amore, nella libertà.
- Conosciamo organizzazioni che a livello locale si impegnano a favore della pace e della cooperazione sociale attraverso forme di volontariato, siti internet, petizioni?
- Quale ambito suscita maggior interesse per un eventuale coinvolgimento concreto?
- Se sei alla ricerca di informazioni e stimoli puoi visitare i siti www.retelilliput.org;
www.unimondo.org; www.unponteperlapace.it
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