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Papua Nuova Guinea
2007
Dal diario di fr. Guido Ravaglia
Un panorama dalla Papua Nuova Guinea
Vorrei rendervi partecipi del viaggio che assieme al Ministro Provinciale p. Bruno Bartolini ho compiuto in Papua Nuova Guinea per fare visita a p. Leone in prossimità del suo novantesimo compleanno (1° gennaio 2008) e a p. Gianni, che da qualche anno vivono insieme nel villaggio per disabili “Padre Antonino” ad Aitape. La Papua Nuova Guinea è entrata negli orizzonti dei frati della nostra Provincia dal 1952, quando i primi frati italiani, tutti espulsi dalla Cina popolare, si resero disponibili ad aiutare i frati australiani nel distretto di Aitape. Il radicamento dei nostri confratelli in questa terra è testimoniato anche dal fatto che p. Egidio Amorotti (†1958), p. Antonino Magnani (†1976) e p. Gaetano Orlandi (†2004) riposano nei luoghi della loro missione. Vi è un legame non solo di affetto, ma creato dallo Spirito di Dio: prima di partire ho considerato la visita a p. Leone carica di un particolare significato; si trattava di ripercorrere una vicenda umana di alcuni frati in cui è scritta una pagina, seppur breve, Papua 2007 della storia della salvezza per la gente della Papua Nuova Guinea. Attraversando mezzo globo terrestre ci si trova catapultati in un mondo e una mentalità completamente diversi dai nostri: i tempi sono dilatati e anche le azioni quotidiane più semplici possono portare via molte più energie e più tempo di quelli preventivati. Ai nostri occhi le condizioni della maggior parte della popolazione sono umili e il lavoro da fare per innalzare il livello di vita è grande. Mi sono ritrovato così nell’abitazione di p. Leone e p. Gianni all’interno del villaggio “Padre Antonino”.
P. Leone non solo sta per compiere 90 anni, ma ne ha compiuti 60 di vita missionaria, 5 in Cina e 55 in Papua Nuova Guinea, di questi ben 41 come parroco a Pes, mentre dal 1976, anno della morte di p. Antonino, è anche responsabile del villaggio per lebbrosi prima e per disabili oggi. Fa parte di quella generazione di missionari che hanno saputo unire al ministero tipicamente sacerdotale, competenze tra le più disparate: maestro, infermiere, ostetrico e ingegnere nei vari rami; dai suoi racconti emerge che in varie occasioni è stato in pericolo di morte, ma sempre si è salvato; la veneranda età che ha raggiunto sembra suggerire che aveva una missione da compiere. L’ascolto del suo vissuto molto intenso fa comprendere che quello che è stato non tornerà più: la figura del missionario che ha incarnato p. Leone, dotata di carisma e alla quale era riconosciuta grande autorità, purtroppo oggi non è più contemplata. Papua 2007 Mi viene spontaneo pensare che p. Gianni si propone come amico, anche grazie alla sua affabilità, ma non può chiedere quei servizi che a p. Leone nessuno negava, anche perché nel frattempo sono subentrate le figure locali degli amministratori e dei politici, che, per l’impressione che ne ho ricevuto e dalle voci ascoltate, mi sono sembrati piuttosto assenti e non intenzionati a farsi pienamente carico di situazioni che andrebbero affrontate in modo energico e tempestivo. Anche se le opinioni a volte li dividono, p. Leone e p. Gianni sono accomunati dall’idea chiara di promuovere le potenzialità umane dell’altro senza badare a spese in quanto a generosità o a fatica ed entrambi sono ingegnosi nel trovare i modi per superare le barriere che separano.
L’apertura e l’accoglienza ai piccoli che Gianni sente in modo particolare si tocca con mano attraverso la presenza di Watei nella casa dove vivono. Watei è un diversamente abile che, colpito da meningite intorno ai 5 anni, fu abbandonato dalla famiglia nella foresta e ha vissuto in modo semiselvaggio per una ventina d’anni, fino a quando fu trovato da p. Gianni e accolto dai frati: in convento è stato rieducato a un comportamento di convivenza civile a partire dal linguaggio e dal sapersi autogestire nelle minime cose. Ora continua a far esercitare la pazienza sia a p. Leone, che non lo capisce fino in fondo, sia a p. Gianni che sembra prenderlo in ridere, ma che poi riprende le cose che ha fatto, gliele spiega e cerca di fargliele rifare per bene. Ho ammirato p. Leone che nella sua vecchiaia ha accettato di essere disturbato da questa presenza un po’ “scapestrata” e sappiamo che per una persona anziana le abitudini e la routine danno tranquillità. Ho apprezzato p. Gianni che riesce ad accudire Watei, a sbrigare la posta elettronica in mezzo alle interruzioni della corrente elettrica, a far fronte alle richieste dei questuanti sempre numerosi alla porta, ad interessarsi alle compere e ai conti e fra le altre cose a fare l’animatore vocazionale verso giovani che si trovano anche a migliaia di chilometri di distanza, senza nemmeno conoscere l’indirizzo.
Ripensando all’esperienza in Papua Nuova Guinea nasce spontaneo il paragone sul ritmo di vita che abbiamo qui: noi lo sentiamo frenetico e sempre più pesante, ma non ci rendiamo conto di quanti strumenti e quante possibilità abbiamo e che ormai diamo per scontate, Gianni, invece, non solo deve conquistarsi le possibilità giorno per giorno e stare al ritmo dei nativo, ma deve anche “ingranare una marcia superiore” e passare al nostro ritmo con scadenze e date da rispettare.

 

Campus di Bomana (Port Moresby)
Alla periferia occidentale di Port Moresby (capitale della Papua Nuova Guinea) in un territorio ondulato, punteggiato da basse ma ripide colline, sorge un campus cattolico costituito da case di formazione per seminaristi, religiosi e religiose ed anche di scuole superiori gestite da suore. Fra le altre vi è anche la fraternità di formazione per i professi temporanei dei frati minori. P. Bruno ed io siamo loro ospiti per tre giorni. È l’occasione per guardare dall’interno la loro vita in un tempo particolare come quello degli esami per gli studenti di teologia. Nonostante il lungo ritardo del nostro volo, all’uscita dall’aeroporto abbiamo trovato fr. Alejo, originario delle Filippine, da alcuni anni missionario in Papua Nuova Guinea: benché sia il responsabile della comunità e dunque molto impegnato, è riuscito a venire di persona ad accoglierci.
La struttura si presenta come una modesta costruzione di colore grigio, col tetto in lamiera, costituita dal solo piano terra, costruito attorno ad un chiostro di forma quadrata: lungo i primi tre lati si trovano la cappella, la cucina, la sala comune, le camere e i servizi, il quarto lato si affaccia sullo spazio aperto; al mio sguardo la costruzione è decisamente francescana. Al centro del chiostro veglia una Madonna Immacolata. Riconosco l’ambiente per averlo già notato in alcune diapositive scattate in occasione della professione perpetua di alcuni frati. Attualmente vi risiedono, oltre a fr. Alejo e a p. Ugo (unico sacerdote della comunità), i professi temporanei della Provincia religiosa OFM della Papua Nuova Guinea, tutti studenti di teologia: Luca, Filippo, Marco, Alberto e Rodolfo. Papua 2007 L’accoglienza è stata fraterna e immediata. Si sono dimostrati tutti servizievoli e attenti alle nostre necessità. Ho potuto constatare una proprietà di comportamento nello stare insieme soprattutto per i pasti, che vengono preparati a turno da uno studente. Mi ha colpito il fatto che mi abbiano partecipato le loro esperienze tra la loro fraternità formativa e le altre del campus, segno di una certa vitalità e di una cura particolare riservata alle relazioni comunitarie: come esempio ricordo che il 3 ottobre, in occasione del transito del Padre San Francesco, la celebrazione si tiene nel chiostro e lì sono invitate tutte le altre comunità religiose maschili e femminili. Ho visto anche delle immagini in cui risaltava la gioia di ritrovarsi e l’età giovane dei convenuti. Alla fraternità formativa di Bomana è stato destinato fr. Sebastian, che dopo gli anni trascorsi a perfezionarsi negli studi a Roma, adesso si appresta a ritornare in patria come educatore e docente di filosofia.

 

Un´accoglienza in fiore
Il villaggio di Paup si trova lungo il mare di Bismark a una trentina di chilometri circa a levante di Aitape e non è mai stato così importante da vedersi riconosciuta la sede di una chiesa parrocchiale; pertanto i missionari si fermano lì solo nei ritagli di tempo. In anni recenti p. Sebastian, prima di venire in Italia per studio, ha dedicato parte del suo tempo a questa gente e li ha educati a mettere mano ai lavori per un punto di primo soccorso e per rifare le aule scolastiche.
In occasione della sua permanenza a Bologna ci chiese se potevamo dare un contributo per l’acquisto di materiali da costruzione; noi accettammo la proposta e durante il viaggio abbiamo avuto la soddisfazione di sostare in questa località vedendo coi nostri occhi quanto è stato realizzato. A dir la verità Papua 2007le mie aspettative sono state superate sia per il calore dell’accoglienza sia per il modo in cui sono stati eseguiti i lavori grazie anche al contributo attivo della popolazione locale: qualcuno ha messo a disposizione una porzione di bosco per ricavare il legname, altri hanno abbattuto gli alberi e hanno provveduto al trasporto, infine carpentieri locali hanno costruito l’edificio costituito da due aule scolastiche e dall’ufficio. Il tutto gratuitamente.
Scesi dalla nostra autovettura ci siamo trovati all’inizio di un percorso che conduceva al centro del villaggio, segnato da festoni e da addobbi floreali; alcune bambine della scuola ci hanno offerto una ghirlanda di fiori, mentre altri gettavano petali colorati al nostro passaggio. Giunti al luogo stabilito, ci hanno fatto accomodare sotto un gazebo naturale per rivolgerci i saluti ufficiali e soprattutto i ringraziamenti per il contributo che avevamo dato e che ha consentito l’acquisto dei serbatoi per l’acqua piovana, del tetto in lamiera, dei materiali di copertura delle pareti esterne, dei sostegni in cemento per le pavimentazioni e tutto quanto era necessario e non reperibile in loco.
Abbiano assistito al canto dell’inno nazionale e all’alzabandiera alla presenza dell’intero villaggio. Il momento finale è stato caratterizzato dall’offerta di un rinfresco a base di frutta locale e dolcetti al cocco appena sfornati e dal saluto personale di ogni bambino e di molti adulti che hanno manifestato così la loro riconoscenza. Siamo quindi risaliti in auto carichi di cinque scatoloni di frutta come dolce ricordo del villaggio. Spero che la gioia di questa esperienza si trasmetta anche ai lettori e ai benefattori che hanno reso possibile il nostro aiuto.

 

Saluto finale
21 agosto 2007
Carissima, o,
ti informo che nella mattinata di domenica 19 agosto - unitamente a p. Bruno Bartolini - sono rientrato a Bologna dal viaggio in Papua Nuova Guinea dove ho avuto la gioia di riabbracciare p. Leone Leoni, che si appresta a compiere 90 anni di età e 60 di vita missionaria, e p. Gianni.
Nel viaggio di andata ho fatto tappa a Port Moresby (la capitale della Papua Nuova Guinea) dove siamo stati ospiti della fraternità di Bomana che accoglie i giovani frati che studiano prima di diventare sacerdoti, poi a Wewak. Qui eravamo attesi da p. Gianni che il giorno seguente ci ha condotti in auto ad Aitape (150 km di strada non asfaltata e con un numero di ponti minore rispetto a quello dei fiumi da attraversare).
Ad Aitape abbiamo trascorso una settimana con p. Leone che abbiamo trovato su di morale nonostante i molti acciacchi e malanni che ormai lo affliggono rendendogli quasi impossibile la deambulazione. Papua 2007 Naturalmente abbiamo incontrato altri frati e alcuni collaboratori del Centro p. Antonino; nei giorni della nostra presenza era in corso un corso di formazione residenziale per volontari a servizio di persone disabili residenti nei diversi villaggi della “Sundaun Province”. Naturalmente è sempre stato p. Gianni ad accompagnarci in auto ora qui ora là, non sono mancati momenti di avventura come quando una sera sotto la pioggia, lungo la salitella di una strada sterrata che porta al convento di sant’Anna, la nostra auto per cercare di disincagliare un’autovettura è rimasta a sua volta impantanata…, ma ci sono stati anche i momenti di festa, come sabato 11 quando ci siamo recati dalle Sorelle Clarisse in occasione della festa di santa Chiara (la loro fraternità è ora costituita da sei suore australiane o irlandesi e tre native, in più un’altra ragazza di Aitape sta per entrare in noviziato) o domenica 12 agosto quando ci siamo recati a Pes dove p. Leone ha celebrato la santa messa in quella chiesa che lo aveva visto parroco per ben 42 anni e poi ha ricevuto l’omaggio, gli abbracci di tanta gente e tanti doni in natura.
Il viaggio di ritorno ci ha visti ricevere un inaspettato ringraziamento dalla gente del villaggio di Paup, dove a motivo di un aiuto dato per la costruzione di due aule scolastiche, i bambini e gli adulti ci hanno accolto con ghirlande di fiori, discorsi, e degli ottimi dolcetti alla noce di cocco. Arrivati a Wewak non poteva mancare una visita al mercato della città per comprare i prodotti dell’artigianato locale ad uso delle bancarelle missionarie da allestire nei prossimi mesi. In ogni nostra tappa siamo sempre stati accompagnati da tanta attenzione da parte dei frati, di religiose o di altri sacerdoti che ci hanno accolto e ospitato nelle loro case. Ultimi in ordine di tempo, ma non nelle premure i frati della fraternità S. Damiano di Singapore che nelle 48 ore della nostra sosta ci hanno prevenuto in ogni nostra richiesta e in ogni nostro possibile desiderio di visita alla loro città.
Condivido con voi un’immagine:
  • Papua 2007- di p. Leone: di solito le persone vecchie e malate sentono molto i loro problemi di salute, per p. Leone, invece, la medicina più efficace sembra quella di continuare ad interessarsi dei problemi degli altri e di cercare di dare loro una mano. Di lui si dice che ha fatto molte cose in grande, non guardando a spese; ora la sua proverbiale generosità è messa alla prova perché non deve prendersela con i molti che avendo ricevuto da lui, materialmente e moralmente, continuano a chiedere senza mostrare riconoscenza;

  • Papua 2007- di p. Gianni ricorderò la grande pazienza che lo sostiene nell’educare Watei (un adulto di circa 40 anni che colpito da meningite durante l’infanzia rimase menomato e a seguito di questo fu abbandonato nel bosco dai suoi; dopo anni di vita “quasi selvaggia” fu incontrato da p. Gianni che assieme ad altri frati lo accolse in casa). Egli comprende le cose solo parzialmente e molto lentamente agisce in conseguenza a quanto ha imparato. Il rapporto che p. Gianni ha con lui è tale che gli consente di riconoscere i progressi che Watei compie nel sapersi gestire, questo tirocinio lo introduce a non perdersi d’animo nei molti impegni a cui deve attendere. P. Gianni quando è stanco si riposa dedicandosi ai bambini del Villaggio p. Antonino; ritrova così la capacità di ascoltare e di mantenere il sorriso anche se deve opporre un rifiuto alla richiesta che qualcuno gli fa.
Grazie per avermi seguito in questo viaggio.

 

fr. Guido Ravaglia